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Une trans une paire de nibard 5: Shaina Beurette francese arabo teenager E questo accade anche se gli immigrati sono onesti cittadini di paesi limitrofi. Ma l'immigrazione da paesi vicini non innesca gli interrogativi più inquietanti, tipo: Il movimento tra i paesi europei conta come immigrazione per scopi statistici. Ma non è di questo che si occupa il mio libro. L'immigrazione musulmana Questo libro tratta di un altro tipo di immigrazione: In particolare, si occupa di alcuni problemi generati dal desiderio dei non europei di stabilirsi per sempre in Europa: In Europa occidentale ci sono da sempre paesi in cui convivono popoli europei distinti con identità linguistiche e culturali tra loro differenti: Un'immigrazione intercontinentale delle proporzioni attuali non ha invece precedenti nella storia e non è vista di buon occhio dalla gente.

Non c'è paese in Europa in cui il grosso della popolazione aspiri a vivere in un bazar di culture di ogni angolo del mondo. Eppure tutti i paesi europei sono giunti alla lacerante constatazione di ritrovarsi proprio in questa condizione, senza che la popolazione lo abbia deciso.

Sono anni che il mondo musulmano e quello cristiano si contrappongono, e in determinati momenti in modo violento. Oggi stiamo attraversando proprio uno di questi momenti. Naturalmente, tale migrazione è già in corso da tempo. In Europa, il flusso migratorio netto da paesi extraeuropei ha raggiunto livelli record, intorno al milione e Fino alla metà del XX secolo i musulmani in Europa occidentale quasi non c'erano.

Ora, all'inizio del XXI, ce ne sono tra i 15 e i 17 milioni,17 concentrati soprattutto in Francia 5 milioni , in Germania 4 milioni e in Gran Bretagna 2 milioni. In generale, le abitudini culturali degli immigrati latinoamericani negli Stati Uniti - a parte la diversa lingua madre europea , inevitabilmente abbandonata per l'inglese a partire dalla seconda generazione - non sono altro che versioni più antiquate di quelle americane.

Rispetto agli statunitensi di nascita, i latini hanno meno denaro, hanno una presenza numericamente più massiccia nel mondo del lavoro dipendente, hanno strutture familiari più autoritarie, divorziano meno e frequentano più assiduamente le chiese soprattutto cattoliche, anche se il protestantesimo evangelico ha conosciuto una diffusione impressionante , seguono diete meno sane e tendono ad arruolarsi di più nell'esercito.

In altre parole, la cultura latina corrisponde grosso modo a quella della classe operaia americana di quarant'anni fa ed è perfettamente comprensibile per qualsiasi cittadino americano dotato di un minimo di pazienza e che abbia parlato dei tempi passati con i propri genitori. Anzi, tutto sommato, potrebbe anche rafforzarle. La presenza di musulmani in Europa è tutt'altra cosa. Questa migrazione, cominciata una cinquantina di anni fa, ha sin dall'inizio infranto - o costretto a adeguamenti e difese di retroguardia - numerosi costumi, idee radicate e strutture statali con cui è venuta a contatto.

In alcuni casi, si tratta solo di piccole concessioni alle tradizioni musulmane: Talvolta si rende necessaria l'adozione di nuove leggi, come per esempio quella che vieta alle musulmane residenti in Francia di indossare il velo a scuola.

Di tanto in tanto, è l'essenza stessa dell'Europa a doversi adattare. Il multiculturalismo, ossia il modo in cui l'Europa ha finora gestito l'immigrazione di massa, richiede il sacrificio di libertà un tempo date per acquisite. Nell'ultimo decennio, nella maggior parte dei paesi occidentali si è per esempio intensificata la sorveglianza sulle moschee e sugli imam estremisti.

Tali pratiche vengono facilmente e talvolta cinicamente bollate come pretesti per mettere la gente sotto sorveglianza solo perché musulmana. In paesi che giudicano repressivi i costumi degli immigrati nei confronti delle donne sono sempre più diffuse pratiche di intrusione nella vita privata di tutte le famiglie. Gli europei sono diventati sempre più cauti e timorosi nel manifestare in pubblico il proprio malumore nei confronti dell'immigrazione.

L'ostilità aumenta a seconda dell'impatto che il fenomeno ha avuto localmente: I sospetti nei confronti dell'immigrazione in generale si identificano con quelli nei confronti dei musulmani in particolare.

Dall'11 settembre , in tutti i paesi europei si è creato un clima di sospetto ai danni degli immigrati e dei loro figli, considerati una sorta di quinta colonna. Nel , Bernard Lewis, studioso di cultura islamica a Princeton, ha risposto con una frase sprezzante a chi gli aveva chiesto se l'Europa entro la fine di questo secolo sarebbe diventata una superpotenza: Il fatto che gli europei siano molto inquieti per la presenza di individui di razze diverse non significa necessariamente che siano razzisti.

Il disagio potrebbe derivare dal timore che si risveglino antichi risentimenti, insieme alla nostalgia per le identità di clan. Un disagio analogo caratterizza la posizione di molti europei nei confronti di popoli del continente, come i baschi, gli irlandesi e altri; non è sorprendente che si indirizzi anche verso gli immigrati più recenti.

Forse, a lungo termine, l'islam si dimostrerà assimilabile dall'Europa, ma non è affatto scontato. Il problema demografico europeo Quale che sia, in ogni singolo paese, la proporzione tra immigranti europei e non europei, i secondi stanno aumentando e sono destinati a prevalere. Questo perché gli europei non fanno abbastanza figli. Sia che dipenda dalla prosperità, dalla decadenza o da altri fattori relativi al morale della nazione, il fenomeno è chiaro: Di solito, gli europei minimizzano su questo punto, dicendo che i demografi si sono sbagliati in passato e che è impossibile prevedere con precisione come sarà composta la popolazione europea tra venti o trent'anni.

Anche se è vero che, a un certo punto, potrebbe verificarsi un altro boom delle nascite, è altrettanto vero che, a breve termine, la demografia è tra le scienze sociali più esatte. Questo processo di assottigliamento demografico non ha necessariamente limite, soprattutto ora che si è diffuso il modello della famiglia poco numerosa.

In tutti i paesi europei, fatta eccezione per la musulmana Albania, i livelli sono di molto inferiori. Al di sotto di essa si verifica un crollo della popolazione, piuttosto che un calo. Già un quarto del loro totale ha superato i 60 anni. A Parigi, parlando di aggressioni a opera di bandes desjeunes, ci si riferisce spesso a soggetti di origine nordafricana. Laddove ci sono molti vecchi si creano dei vuoti, che vengono riempiti dagli immigrati, mettendo in evidenza a livello di quartieri quello che sta succedendo a livello di civiltà europea in generale.

In alcuni paesi europei, la percentuale di immigrati o figli di immigrati ammonta ormai quasi a un quarto della popolazione totale. Dei 9 milioni di abitanti della Svezia, 1,5 milioni sono immigranti o figli di questi ultimi.

Lo stesso vale per 3 milioni di olandesi, sui 16 milioni complessivi, inclusi due terzi degli studenti residenti ad Amsterdam, Rotterdam e all'Aia.

Alcuni di essi saranno europei, ma la maggioranza - 2,7 circa milioni, o quasi un quarto della popolazione - sarà di origine non occidentale. E forse persino gli alti livelli attuali potrebbero indurre a sottovalutare la pressione migratoria. Nella metà del primo decennio di questo secolo, la Gran Bretagna ha ricevuto Gli europei ritengono che il rapido aumento della popolazione degli immigrati a un certo punto si interromperà. Stando a tali teorie, quando una società garantisce cure mediche moderne, igiene e una dieta sana, gli anziani vivono più a lungo e un numero maggiore di giovani raggiunge l'età riproduttiva Di conseguenza, per una o due generazioni si assisterà a un'imponente crescita demografica.

Tuttavia, dato che la modernità comporta un livello maggiore di benessere e di istruzione, e la società dei consumi genera soddisfazioni alternative a quelle della procreazione, a un certo punto si verificherà un crollo precipitoso della fertilità.

Talvolta questo succede davvero all'interno di certi gruppi di immigranti. I cosiddetti African Indians giunti in Gran Bretagna dal Kenya e dall'Uganda alla fine degli anni Sessanta e all'inizio degli anni Settanta ora hanno un tasso di natalità quasi identico a quello dei nativi britannici. La cultura musulmana, più di qualsiasi altra, tende a mettere in rilievo i vantaggi pratici dati dalla procreazione.

Yasser Arafat, constatando che nel giro di una sola generazione la popolazione palestinese si era ingrandita di sette volte da Tuttavia, gli immigrati non devono necessariamente essere ostili all'Occidente e ai suoi valori per non condividere la sua riluttanza a fare e allevare bambini. Sulla via verso la modernizzazione europea istruzione, diritti civili, individualismo ecc. Che cosa ci fa pensare che sarà proprio l'europeizzazione la strada che gli immigrati decideranno di intraprendere?

Civiltà e declino Le discussioni più o meno ragionevoli sull'immigrazione rivelano, in buona parte, un sentimento di panico represso e generalizzato per le condizioni in cui versa la civiltà europea. Per gli ottimisti, la facile reperibilità di tortillas, copie del Corano e sari nelle più grandi metropoli è un segno di buona salute: Gli stranieri portano prodotti e tradizioni affascinanti, ma solo perché l'Europa è abbastanza forte e sicura di sé da accoglierli con favore.

A Dublino ci sono sette giornali in lingua polacca,35 e in Ungheria vengono pubblicati sei quotidiani cinesi. Persino gli allucinanti ingorghi stradali nella Spagna del Sud, ogni estate, quando i lavoratori nordafricani di tutt'Europa caricano le loro famiglie su vecchie auto per convergere al porto dei traghetti e salpare per il Marocco, hanno il loro lato positivo: Gli immigrati portano anche molto disordine, povertà e criminalità.

Gruppi di immigrati turchi si sono resi responsabili di sparatorie in alcune scuole della Francia e dell'Olanda. In Italia ci sono lavavetri balcanici37 che estorcono denaro agli automobilisti alla maniera di certi mendicanti di Manhattan negli anni Settanta e Ottanta.

La maggioranza dei paesi europei ha assistito a manifestazioni di malcontento da parte degli immigrati e, talvolta, a vere e proprie rivolte. Secondo i pessimisti, la vitalità e l'energia delle comunità etniche e degli immigrati finisce per andare a discapito delle comunità europee. Gli europei sono più esperti di calligrafia araba e di tessuti kente perché non fanno più molto caso a Montaigne e a Goethe.

Questi due sentimenti contrastanti convivono nella testa di quasi tutti gli europei: Le irrisorie migrazioni di massa tra paesi europei avvenute negli ultimi secoli - si pensi ai profughi ebrei e ugonotti e agli operai polacchi, irlandesi e italiani - sono state abbastanza massicce da arricchire i paesi destinatari, ma non tali da minacciarli.

E improbabile che l'ondata attuale segua un modello analogo. Il principio della diversità è sopravvalutato I giornalisti e i portavoce governativi presentano spesso l'Europa dei migranti come un fenomeno diversificato.

E difficile generalizzare sulle questioni che riguardano l'Europa, dicono. In Francia si continua a pubblicare libri che presentano i problemi generati dall'immigrazione come conseguenze del colonialismo, anzi, come una continuazione del colonialismo stesso con mezzi diversi.

Lo storico olandese Geert Mak ha scritto: Intorno agli anni Settanta, l'Olanda, al pari di altri paesi dell'Europa occidentale, ha commesso un grave errore politico. In assenza di adeguate misure di selezione, di una leadership efficiente e di programmi di accoglienza dei nuovi arrivati nella società olandese, una grande ondata migratoria proveniente dalle zone rurali della Turchia e del Marocco si è riversata nelle metropoli del paese.

Mak, che si considera un paladino degli immigrati e si è scagliato in modo feroce contro la somalo-olandese Ayaan Hirsi Ali, scettica nei confronti dell'islam, sa bene che in Olanda il progetto di integrazione degli immigrati quantomeno di quelli musulmani è fallito. Le opinioni di Mak sui mali del suo paese sono condivise da numerosi intellettuali di tutta Europa.

La situazione migratoria europea non cambia da un paese all'altro, per quanto diversi siano i paesi stessi. Prescindendo dalla crisi economica cominciata nel , la necessità di affrontare gli effetti dell'immigrazione è il problema principale di ogni nazione dell'Europa occidentale e si presenta ovunque in modo identico.

Se si comprende il modo in cui immigrazione, islam e cultura europea interagiscono in un paese, è possibile stabilire grosso modo quale sarà la loro interazione in qualsiasi altro luogo europeo, a prescindere dal carattere nazionale, dal passato imperialista o meno, dal ruolo svolto nella seconda guerra mondiale e dal luogo di provenienza degli immigrati musulmani.

In tutti i paesi europei la popolazione è in calo. Tutti i paesi fanno le stesse diagnosi sulle sfide poste dall'immigrazione e portano avanti le stesse politiche economiche. Nel il filosofo politico Raymond Aron tenne una conferenza a Londra intitolata L'alba della storia universale.

Ora esiste un divario senza precedenti nella storia tra le condizioni delle masse nei diversi continenti e nei diversi paesi. I paesi europei rimpiccioliscono, invecchiano e sono carenti di manodopera. Le uniche fonti dirette di giovani e forza lavoro sono i territori musulmani a sud e a sudest dell'Europa, storicamente nemici, talvolta sottomessi talaltra dominanti. Probabilmente, non è una scommessa molto saggia. Questo libro tratta dell'Europa e di come e perché l'immigrazione e le società multietniche che ne risultano segnino un punto di svolta nella storia del continente.

E scritto con un occhio di riguardo verso i problemi che l'immigrazione comporta all'interno della società europea. Non si occupa delle difficoltà degli immigrati e delle minoranze etniche, delle ingiustizie dell'economia globale o di diritti umani, benché siano tutti argomenti importanti a cui si accennerà laddove necessario. Questo libro mira a descrivere la situazione critica in cui si trova l'Europa, non a indicare agli europei quali debbano essere i loro desideri e obiettivi o come dovrebbero funzionare le loro società.

La situazione è caratterizzata da due problemi diversi che, sovrapponendosi, tendono a essere scambiati per un problema unico. Il primo è dato dalla capacità dell'Europa di assimilare immigrati, il secondo dalle incomprensioni con l'islam. Quale dei due verrà affrontato di volta in volta sarà deducibile dal testo. Se avessi dovuto corredare ogni frase con distinzioni e precisazioni, questo libro sarebbe stato di una pesantezza intollerabile, sia da scrivere sia da leggere.

I termini che ho scelto sono da intendersi nel loro significato comune e non socioscientifico. Non affermo cioè di aver intervistato tutti i musulmani d'Europa e di averli trovati unanimi. L'obiettivo è una certa economia espressiva, non certo la diffusione di stereotipi o l'esclusione. Insomma, con questo libro mi ripropongo di evitare toni allarmistici, ma anche gli eufemismi e le formule di umiltà preventiva che caratterizzano la maggior parte degli scritti relativi alle identità etniche.

L'immigrazione di massa che l'Europa ha conosciuto negli ultimi cinquant'anni e che potrebbe conoscere in futuro non ha precedenti nella storia. Alcune delle migrazioni di modesta entità avvenute alla fine del XIX secolo e all'inizio del XX si sono concluse bene: Una di esse ha avuto un esito catastrofico: L'attuale migrazione è di gran lunga superiore alle precedenti, e le differenze culturali sono molto più accentuate.

Il suo esito è incerto. L'immigrazione di massa potrebbe in teoria dare un impulso vitale a economie frenate da vecchie abitudini e a società demoralizzate dagli errori e dai peccati commessi nel XX secolo. Gli europei, come vedremo nel prossimo capitolo, hanno sopravvalutato il proprio bisogno di forza lavoro.

I benefici economici prodotti dall'immigrazione sono stati marginali e temporanei e ormai appartengono al passato. Di contro, i cambiamenti sociali imposti dall'immigrazione sono stati imponenti e duraturi. L'immigrazione mal si adatta allo stato sociale, pietra angolare dell'identità europea sin dalla fine della seconda guerra mondiale, e rende più ardui gli sforzi di costruire un'Unione Europea.

La religione islamica, professata da una metà circa dei nuovi arrivati, mal si combina con il tradizionale laicismo europeo. La miseria spirituale che gli immigrati islamici colgono nell'Occidente moderno non è immaginaria. Forse è l'ostacolo più grave che l'Europa incontrerà nel tentativo di preservare la propria cultura. Per il resto, questo libro si pone un interrogativo: La risposta è no.

La forza lavoro del continente sarebbe stata in ogni caso insufficiente a realizzare obiettivi di quella portata, ma la perdita di milioni di persone in età lavorativa durante la guerra aveva aggravato ulteriormente la situazione.

Il ricordo della seconda guerra mondiale in cui il nemico sconfitto era razzista e il graduale inasprirsi della guerra fredda in cui l'Occidente faceva a gara con il blocco comunista nel tentativo di ingraziarsi le masse del mondo extraeuropeo si combinarono nel mitigare i timori degli europei di fronte all'arrivo di grandi quantità di persone di razze e culture diverse, timori che in altri momenti della storia sarebbero senz'altro sorti.

I primi giamaicani arrivarono nel a bordo delVEmpire Windrush, che fa la parte del Mayflower nella mitologia fondativa della Gran Bretagna multiculturale. Il Nationalities Act del aveva concesso la nazionalità britannica ai sudditi delle ex colonie, nell'intento di rassicurare i canadesi, gli australiani e altri tradizionali migranti verso la Gran Bretagna sul fatto che la porta sarebbe rimasta sempre aperta per loro, anche se l'impero si era trasformato in Commonwealth.

In fin dei conti, perché avrebbero dovuto arrivare proprio allora, se non erano arrivati prima? Alla fine degli anni Cinquanta, in Gran Bretagna c'erano Stando al censimento nazionale più recente, in Gran Bretagna, i cittadini di origine indiana, pakistana e bengalese sono 2. Si prese in considerazione di invitare a rimanere i tedeschi internati, ma l'opinione pubblica non l'avrebbe mai accettato.

La migrazione dall'Italia fu comunque massiccia, nei primi decenni dopo la guerra, ma ebbe un carattere improvvisato e caotico: Nei tre decenni successivi avrebbe accolto una quantità di algerini sette volte maggiore, e attraverso canali meno formali.

A un certo punto, nel , presero ad arrivare a un ritmo di La Svezia fece da pioniera in questo campo. Grazie alla sua neutralità nella seconda guerra mondiale, all'indomani della carneficina era l'unico paese dotato di una base industriale avanzata che non fosse stata distrutta dalle bombe o saccheggiata dagli occupanti. L'unica cosa che le mancava era una quantità di manodopera sufficiente per le sue industrie.

L'arrivo di numerosi finlandesi molti dei quali parlavano svedese risolse il problema in buona parte, ma non del tutto. Ogni paese industrializzato avrebbe potuto firmare un accordo bilaterale con un paese meno sviluppato afflitto da disoccupazione o da carenza di valuta forte. Reclutatori aziendali, medici e funzionari governativi sarebbero stati mandati a selezionare squadre di giovani lavoratori da impiegare per brevi periodi - di solito, due anni - e rimandare poi a casa. Ma le risorse di forza lavoro di un singolo paese non erano mai del tutto adeguate, sicché il programma dei lavoratori ospiti si estese a luoghi più lontani, fino a coinvolgere, due decenni più tardi, anche la Iugoslavia e la Turchia.

Fino ad allora, l'Est stagnante e sfruttato aveva procurato all'Ovest capitalista riserve di milioni di lavoratori. Nel c'erano Il programma dei Gastarbeiter era una manna dal cielo per la Turchia, e solo di recente si è capito con quale aggressività il governo turco di allora fece pressione per esservi incluso. Erano lavoratori diligenti e onesti.

Insomma, un buon acquisto per la Germania. Secondo gli accordi, sarebbero dovuti giungere a rotazione, tornando nei paesi natii alla conclusione dei due anni di lavoro. Ben pochi di questi ultimi riuscivano a ottenere in patria stipendi paragonabili a quelli europei.

D'altro canto, reclutare, selezionare e sottoporre a visita medica i nuovi lavoratori costava molto denaro. Quindi le aziende fecero pressione sul governo affinché rendesse rinnovabili i contratti dei Gastarbeiter e autorizzasse i ricongiungimenti familiari e la permanenza di coloro che nel frattempo avevano messo su famiglia. All'epoca in cui il programma era stato avviato, praticamente nessuno in Germania avrebbe giudicato ammissibile un esito del genere. Ma il movimento di masse di lavoratori - persino se pianificato, come nel caso tedesco - è un fenomeno che si autoalimenta.

Il fattore più importante dell'immigrazione è l'immigrazione stessa. Ci vuole coraggio per migrare da soli e sottostare alle leggi, ai costumi e ai capricci di una società indifferente. Le comunità di immigrati riducono la paura, guariscono dalla nostalgia di casa con la stessa efficacia con cui la penicillina combatte la tonsillite.

Riducendo ulteriormente gli incentivi per il ritorno in patria dei lavoratori al termine del periodo stabilito, la Germania divenne sempre meno ambigua e sempre più accogliente. Negli anni Sessanta, l'economia turca passava da una crisi all'altra. I Gastarbeiter rimpatriarono in massa dopo i licenziamenti seguiti alla recessione del , ma non durante la crisi più globale del , che fece aumentare la disoccupazione nei paesi d'origine.

La Danimarca non aveva avviato nessun programma di accoglienza di lavoratori e non aveva mai avuto un impero, eppure, fino al , il suo mercato del lavoro era aperto. Fino al l'Italia è stata priva di leggi sull'immigrazione a livello nazionale. I livelli record dell'immigrazione recente Gli europei sono riluttanti ad ammettere che si tratta di un fenomeno senza precedenti nella storia. Lo dice qualcuno persino in Svezia, portando per esempio alcuni avamposti commerciali anseatici e porti franchi per la carne di renna in Lapponia.

Ma l'immigrazione di massa è una cosa molto diversa dal commercio e dalla migrazione individuale, come gli Stati Uniti hanno da lungo tempo compreso. La città di Boston, Massachusetts, prima di essere trasformata per sempre - o distrutta, secondo la prospettiva dell'epoca - dall'ondata migratoria irlandese successiva al , contava già immigrati che parlavano ventisette lingue diverse.

Questa distinzione sfugge a molti storici attuali. Tali studi evidenziano una notevole stabilità genetica della popolazione delle isole britanniche per interi millenni.

A parte le invasioni di angli, sassoni e juti, cominciate nel IV secolo a. Nel , dopo la revoca dell'Editto di Nantes, giunsero decine di migliaia di ugonotti. A est rimangono due torri ben conservate, romane come le mura costruite per separare i cittadini dai barbari. Oggi, camminando a piedi per circa un minuto, si passa da eleganti negozi ed enoteche a un vivace mercato multietnico e infine a un ghetto nordafricano tra i più pericolosi d'Europa.

Torino ha sempre avuto minoranze etniche e religiose, ma prima di dieci anni fa non si era mai trattato di masse di persone. Primo Levi, grande testimone degli orrori di Auschwitz, proveniva dalla comunità ebraica torinese, un tempo fiorente. E poi non erano in Le abitudini intellettuali con cui statisti e industriali Alleati e dell'Asse gestirono l'economia europea durante la seconda guerra mondiale prepararono la strada all'immigrazione di massa.

Durante la guerra, in Germania, un terzo del lavoro complessivo e più della metà di quello nell'industria degli armamenti era svolto da stranieri. Le carenze di forza lavoro cui i migranti dovevano sopperire erano crisi acute e momentanee, non fenomeni cronici e strutturali. Molte tra le fabbriche in cui essi furono impiegati erano ormai allo stremo.

Le fabbriche di lino della Francia settentrionale si riempirono di lavoratori algerini solo negli anni Sessanta, quando era ormai chiaro che quei posti di lavoro sarebbero stati tagliati entro breve. Che i pianificatori avessero esagerato il bisogno di manodopera industriale a lungo termine si è capito solo decenni più tardi.

Oggi le ultime miniere di carbone tedesche sono vicine alla chiusura, e l'intera città di Duisburg, in un certo senso la più turca della Germania,23 non offre più di L'Europa ha risolto problemi economici transitori con un cambiamento demografico permanente. A questo riguardo, nessun paragone tra immigrazione europea e americana è possibile. Negli Stati Uniti la maggior parte dei 35 milioni di residenti nati all'estero - da quelli altamente qualificati a quelli più umili - è giunta nell'ultimo quarto di secolo, quando la transizione verso un'economia postindustriale era già ben avviata.

L'immigrazione europea del dopoguerra, invece, veniva incontro alle esigenze della vecchia economia. In Europa è accaduto qualcosa di simile. L'immigrazione di forza lavoro presentava sia vantaggi che svantaggi.

Dopo pochi anni, il contesto che aveva generato i vantaggi smise di sussistere. II cosmopolita a disagio: Per un lungo periodo i leader politici hanno concordemente affermato che l'immigrazione rafforza l'economia senza creare problemi, senza danneggiare più di tanto la produttività e senza intaccare in alcun modo i salari dei nativi. Una tipica valutazione viene fornita da Philippe Legrain, che nel suo saggio Immigrati. Perché ne abbiamo bisogno afferma: Gli economisti più lucidi ritengono che la liberalizzazione della migrazione globale comporterebbe vantaggi enormi e di gran lunga superiori a quelli derivanti dalla liberalizzazione del commercio mondiale.

Secondo le stime del Fondo monetario internazionale, il prodotto interno lordo totale delle economie avanzate per l'anno ammonta a quasi 40 trilioni di dollari.

Circa un sesto del piano di rilancio economico varato dal governo americano nel Non potrebbe invece essere detratto in quanto costo per la gestione della diversità culturale? Si potrebbe addirittura dire che è davvero sorprendente l'importanza che certi esperti dell'immigrazione di massa attribuiscono a porzioni tanto irrisorie del PIL. Si ha l'impressione che si voglia evitare a bella posta l'aspetto più serio della questione, quello non economico.

Gli effetti sociali, spirituali e politici dell'immigrazione sono enormi e durevoli, mentre quelli economici sono minimi e transitori. Se invece, come altri europei, vedete l'immigrazione come un fatto eccitante e un'ancora di salvezza, un modo per arricchire il vostro paese grigio e provinciale di nuove culture e cibi gustosi, per voi l'immigrazione sarebbe conveniente anche se dovesse comportare un considerevole costo economico.

L'economia richiede più migranti di quanti la politica sarà in grado di tollerare. Ci si chiede quali membri della società siano i beneficiari della crescita economica determinata dagli immigrati. Benché oggi i mercati del lavoro siano più fluidi e difficili da misurare rispetto all'epoca delle città industriali del XIX secolo, l'economia moderna non ha abolito le leggi dell'economia. La logica del discorso non fa una grinza, e trova riscontro anche nella pratica, come si è visto con le massicce migrazioni di polacchi a Londra e di ispanici negli Stati Uniti.

In effetti, negli anni di massima immigrazione, tra gli elettori dell'Europa occidentale era diffusa la convinzione che un sindacato troppo aggressivo potesse danneggiare gravemente l'economia e la società. L'aumento dell'offerta di lavoro provocato dall'immigrazione ha contribuito a rendere irragionevoli dal punto di vista economico le rivendicazioni salariali dei sindacati e ad aumentare i profitti, la flessibilità e la competitività delle aziende.

Una società ha diritto di fare un simile uso dell'immigrazione, ma una politica del genere si fonda per forza di cose su un consenso silenzioso, fragile e temporaneo. Gran parte dei benefici economici dell'immigrazione vanno agli stessi immigrati.

Specializzata in viaggi in Turchia, è un'ottima azienda sotto ogni profilo, ed è additata come esempio dello spirito imprenditoriale e del dinamismo economico di Kreuzberg. Ma quale guadagno ne ricavano i nativi tedeschi? La domanda che tale azienda soddisfa è una conseguenza, non una causa dell'immigrazione. Similmente, è una buona cosa che il fondo capitale Business Angel des Cités finanzi l'iniziativa imprenditoriale nelle banlieues francesi. Fu di grande incentivo per la solidarietà anti-israelia- na.

Molto meno per l'economia francese. In Spagna, dagli anni Novanta fino al collasso del mercato edilizio, si vedevano gru dappertutto, massimo emblema di salute economica secondo la mentalità comune.

In buona parte gli operai nei cantieri erano migranti. Arrivavano per aiutare un paese comunque bisognoso di quelle case? Probabilmente no, poiché negli anni Novanta, quando i migranti cominciarono a giungere in massa, la popolazione nativa spagnola stava per subire una contrazione incredibilmente brusca. E più probabile che l'immigrazione sia la causa, piuttosto che un sintomo del boom edilizio.

I nuovi arrivati stanno costruendo le loro case. Di recente, l'esperto di immigrazione Philip Martin della University of California-Davis, insieme a due colleghi, ha paragonato le migrazioni attuali al movimento di persone verso le colonie europee nel XVIII secolo. Forse gli immigranti di oggi sono costretti a un tipo di contratto diverso, sotto forma di privazione di diritti e di irregolarità legale che li costringe a svolgere i lavori più umili.

Da una parte, ha un effetto corrosivo, perché crea, nei paesi d'immigrazione, un diritto a due marce. Dall'altra, è improbabile che i migranti se ne lamentino. In fin dei conti, se la passano sempre meglio che nei loro paesi d'origine. Gli immigrati non restano per sempre in quelle condizioni. Una volta inseriti legalmente nel tessuto sociale che è poi l'obiettivo che la società afferma di perseguire , acquisiscono diritti e aspettative di ogni tipo.

Diventano europei e quindi, per definizione, non sono più disposti a fare i lavori che nessun europeo vuole fare. Pertanto, quando l'immigrazione va a buon fine dal punto di vista sociale, viene a mancare il principale motivo economico per cui la società crede di aver bisogno di immigrati. In ogni caso, i benefici apportati dall'immigrazione vengono necessariamente scontati dalle generazioni a venire: Quanto più rapida e profonda è l'integrazione dei nuovi arrivati, tanto maggiore sarà il numero degli immigrati necessari.

In tal modo, le economie dei paesi di destinazione finiscono per dipendere dall'immigrazione per assuefarvisi, addirittura e tendono inevitabilmente verso una delle seguenti due opzioni: Non ha senso ipotizzare che l'immigrazione di massa sia l'unica alternativa a lungo termine che rimane all'Europa. Per molti secoli l'economia europea ne ha fatto a meno.

Mentre scrivo questo libro, è in corso un esperimento in vivo per stabilire se sia vero o meno che l'immigrazione è inevitabile in un'economia moderna. Gli emendamenti apportati nel alla legge che regola l'afflusso di stranieri in Danimarca37 e le nuove leggi introdotte in Olanda al fine di limitare l'immigrazione - elaborate all'inizio di questo decennio e notevolmente inasprite dopo l'assassinio del regista Theo van Gogh nel - hanno determinato un forte calo dell'immigrazione.

Tale preferenza poggia su basi razionali. Un'eventualità che agli italiani potrebbe non piacere. Un discorso analogo vale per i ristoranti tradizionali italiani, che nell'economia attuale possono sperare di tenere testa alle scialbe catene di ristorazione con l'aiuto di stranieri sottopagati.

Lo stesso dicasi per gli splendidi parchi pubblici del paese, la cui manutenzione ha sempre richiesto decine di giardinieri, ossia un numero di lavoratori impossibile da reperire nell'Italia in calo demografico, se non dietro alti compensi. Per molti versi, l'Italia si trova costretta a scegliere se preservare l'aspetto della popolazione com'era cinquantanni fa o conservare il paesaggio com'era cinquant'anni fa.

Optando per l'immigrazione, sta dando la priorità al secondo corno del dilemma. Come scrisse Giuseppe Tornasi di Lampedusa: Chi conosce la storia dell'immigrazione di forza lavoro in Europa negli ultimi cinquant'anni potrebbe obiettare che gli italiani perderanno comunque buona parte delle loro strutture economiche tradizionali, con o senza immigrati.

In fin dei conti, quando un'industria è ormai alla fine dei suoi giorni come quella del lino nella Francia del Nord , gli immigrati possono ritardarne la morte di qualche anno, ma non per sempre. Quando le imprese tagliano posti di lavoro come nel caso delle acciaierie tedesche gli immigrati possono ritardare i piani di ristrutturazione di alcuni anni, ma non per sempre.

La disillusione rispetto all'utilità dei migranti, che ha ormai preso piede nei paesi di immigrazione più antica, deriva dalla scomparsa dei ruoli che gli stranieri erano chiamati a ricoprire.

Esiste un'unica industria europea che i migranti, a parere dei cittadini di tutti i paesi, potrebbero ancora salvare: All'inizio di questo secolo, in alcune grandi aziende tra i diritti riconosciuti ai dipendenti figuravano una settimana lavorativa di trentadue ore; sette settimane di ferie; copertura sanitaria totale; pranzo gratuito; pacchetti di incentivi che, nel caso dei metalmeccanici sindacalizzati, arrivavano a poco meno di cinquanta dollari all'ora; e - soprattutto - pensionamento a 50 anni, cioè all'apice del reddito.

Il sistema, per sua natura intrinseca, tendeva a migliorare il trattamento fino al limite della sostenibilità. Gli accordi generosi con i sindacati incoraggiavano scioperi frequenti e tattiche negoziali estreme.

I lavori più ambiti, per coloro che riuscivano a trovarli, erano accompagnati da forti disincentivi - compresi generosi sussidi di disoccupazione - a cambiare tipo di impiego. L'economia sociale di mercato è stata presa a modello dal mondo intero fino a buona parte degli anni Settanta. I paesi europei avevano dedicato buona parte della propria passione politica e del proprio capitale d'investimento alla costruzione e in seguito alla protezione dei sistemi di previdenza sociale.

Le imprese medio-grandi, insieme al governo, erano in grado di garantire il migliore trattamento sul piano dei benefit e della copertura previdenziale.

Di conseguenza, l'Europa vantava poche di quelle aziende piccole e flessibili che negli ultimi decenni si sono dimostrate le più innovative. Fatta eccezione per l'industria scandinava dei telefoni cellulari, il Vecchio continente non ha avuto un ruolo di primo piano nel boom della tecnologia informatica avvenuto alla fine del XX secolo.

Il deficit imprenditoriale europeo è stato oggetto di numerosi studi negli anni Novanta. L'economia sociale di mercato presentava un altro problema: I lavori poco ambiti erano nel settore dell'agricoltura, della collaborazione domestica, delle pulizie e della preparazione del cibo. Grazie alle generose indennità garantite dallo stato, i proletari non erano costretti ad accettarli.

Se tali lavori dovevano essere svolti comunque, era necessario affidarli a gente esclusa dal sistema. In presenza di milioni di non cittadini con relativa prole sul suolo europeo, gli stati sociali cominciarono a interagire in modo preoccupante con la demografia. I sistemi previdenziali pubblici europei funzionano secondo un meccanismo a ripartizione: Polemisti e studiosi del welfare hanno sempre sottolineato la tendenza di tali sistemi - sottoposti alla pressione della demografia - a degenerare e a trasformarsi in schemi di Ponzi.

Ossia i politici fanno promesse eccessive, e poi le mantengono impegnandosi in nuovi investimenti generalmente indebitandosi in cambio di futuri introiti fiscali per dare ai beneficiari del momento più di quanto il sistema possa davvero permettersi di elargire. I politici europei non hanno resistito alla tentazione. Mentre la popolazione europea calava come il livello del mare , è emersa una soluzione come un iceberg. La parte immigrata della popolazione europea era ancora relativamente giovane e immune ai ridotti tassi di natalità.

Ci avrebbero pensato loro a ripristinare l'equilibrio del sistema previdenziale! Se solo l'opinione pubblica europea fosse riuscita ad accantonare i pregiudizi per un po', tanto da consentire un aumento dell'immigrazione - si diceva - gli stati sociali avrebbero potuto fondarsi di nuovo su solide basi attuariali.

Gli immigrati, un tempo sintomo di problemi non riconosciuti del sistema europeo, si ritrovarono d'un tratto a rivestire il ruolo di deus ex machina del lusso europeo. Sarebbero sbucati da miseri e aridi villaggi del Terzo mondo per andare a salvare le pensioni, le case di cura, le vacanze subacquee ed enogastronomiche della forza lavoro più viziata della storia del pianeta.

L'idea è a dir poco lontana dai principi su cui si fondarono gli stati sociali europei, e non regge neppure in termini freddamente economici. Molti ritengono che l'immigrazione possa salvare lo stato sociale, ma solo perché non sono informati. La divisione delle Nazioni Unite per la Popolazione calcola che, per riprodurre la struttura generazionale e il tasso di dipendenza economica europei, entro la metà del secolo dovrebbero arrivare milioni di migranti,40 cioè molta più gente di quanta non popoli adesso il continente.

Non è realistico sperare che l'immigrazione possa portare un sia pur modesto sollievo allo stato sociale. L'economista di Harvard Martin Feldstein ha preso in esame il caso spagnolo. Nei prossimi cinquant'anni, la popolazione rimarrà invariata - circa 44 milioni di abitanti - ma il rapporto tra lavoratori e pensionati scenderà da 4,5 ala una proporzione inferiore di 2 a 1. Possiamo presumere un effetto sociale enorme, con tutta probabilità destabilizzante e costoso.

L'effetto fiscale, invece, come dimostra Feldstein, sarebbe irrisorio. E poiché gli immigrati tendono a occupare gli strati più bassi dell'economia, il relativo aumento della retribuzione - da cui si ricavano le tasse che servono a finanziare la previdenza sociale - sarebbe di gran lunga inferiore. Poiché gli immigrati non sono immortali. Invecchiano e vanno in pensione come tutti gli altri, e il sistema deve assistere loro e le loro famiglie più numerose della media.

I leader europei hanno affrontato il problema crogiolandosi in pie illusioni o poco più. Per contribuire allo stato sociale, gli immigrati e i loro discendenti dovrebbero dare al welfare più di quanto ne ricevano. Il fatto è che non lavorano né guadagnano abbastanza per farlo.

E dimostrato che gli immigrati ottengono più assistenza sociale di quanta ne finanzino. E rimasto fisso a circa 2 milioni di persone. Questo dipende in larga misura dallo stato sociale. Il welfare europeo ha reso l'immigrazione più gestibile e ordinata di quella che caratterizza gli Stati Uniti.

Gli immigrati illegali sono relativamente pochi: Questo perché il rischio di espulsione è basso e perché lo stato offre vantaggi economici agli immigrati che rendono nota la propria presenza. Il problema è capire quale scopo abbia tale presenza. Immigrati buoni e immigrati cattivi - L'immigrazione giova ai nativi o agli immigrati? Sarkozy aveva espresso la sua preoccupazione - sempre più diffusa nel paese dopo l'ondata di sommosse dell'autunno del - per il progressivo peggioramento della qualità degli immigrati.

La criminalità e la dipendenza dai sussidi statali erano in crescita. Fiero delle sue origini straniere suo padre era fuggito dall'Ungheria nel secondo dopoguerra , Sarkozy non era contrario all'immigrazione, ma era convinto che la Francia dovesse essere più selettiva. Il suo nome è Nicolas Sarkozy Ha inventato l'immigration choisie E la storia di un figlio d'Ungheria Che vuol farsi incoronare in Gallia Finita l'epoca dei negri muscolosi: Adesso lui vuole i neri laureati, intelligenti.

Ecco il criterio nel nuovo negriero Che ha le palle per spiegarlo al Continente Nero. All'epoca dell'uscita del video, la Francia, proprio come aveva detto Sarkozy, era uno degli ultimi paesi del mondo sviluppato in cui la selezione dei migranti non fosse ancora divenuta una priorità nazionale.

Negli ultimi anni il Canada ha accolto più migranti pro capite di qualsiasi altro paese al mondo, se si escludono piccoli paradisi fiscali come il Liechtenstein e la Svizzera. Era la selettività canadese a essere presa per esempio, non le proporzioni della sua immigrazione.

Quando gli europei cominciarono a valutare attentamente le qualifiche dei migranti, la Gran Bretagna era già avanti in questo senso. Le percentuali stanno crescendo7 con il progressivo invecchiamento della popolazione. Nel il Regno Unito promosse il Programma dei migranti qualificati e alcuni anni dopo introdusse ulteriori incentivi a favore di quelli laureati. Anche in Germania il dibattito era in corso da tempo. Alcuni, compresi gli stessi migranti, diedero la colpa alla ristrettezza del programma.

La Germania non consentiva ai nuovi arrivati di portare con sé la propria famiglia e non offriva prospettive di cittadinanza. Altri sottolinearono i segnali di ostilità pervenuti insieme ai messaggi di benvenuto. Il governatore del Nord Reno-Westfalia, il cristiano-democratico Jurgen Rùtt- gers, per esempio, fece una memorabile battuta, dicendo che la Germania aveva bisogno di Kinder stati Inder, di bambini piuttosto che di indiani.

Il concetto di immigration choisie contraddiceva quello che gli ansiosi europei si erano sentiti dire per decenni sul ruolo economico dei migranti, e cioè che svolgevano i lavori rifiutati dai nativi dei paesi ricchi. Il mercato dell'immigrazione aveva parlato ed evidentemente aveva detto: Ora i governi intervenivano per fargli dire: L'immigration choisie evidenziava una sfiducia nei confronti dell'efficienza del mercato del lavoro globale, mentre era soprattutto tale efficienza a giustificare l'immigrazione stessa.

L'immigrazione giova ai nativi o agli immigrati? Il disagio causato dall' immigration choisie derivava soprattutto dal fatto che riproponeva un vecchio interrogativo: Ai nativi o ai migranti?

Quanto più i politici dicevano che giovava ai primi, tanto più li si sospettava di pensare il contrario. Naturalmente, la presenza di sudanesi in Norvegia o di bosniaci in Irlanda, per esempio, dimostra l'erroneità di questa bonaria battuta. Ma molti europei ed extraeuropei tendevano a vedere l'immigrazione in Europa come un diritto acquisito: Se i suoi cittadini non mangiano, di chi è la colpa?

Morales parla come se il suo ruolo di rappresentante di un elettorato all'interno dell'economia globale sia più importante di quello di capo di stato. In ogni caso, i politici dei paesi di emigrazione hanno sfruttato al meglio la confusione generale. Da un punto di vista prettamente economico, nessun piano di aiuti per lo sviluppo ha mai funzionato meglio della migrazione: Stando a un documento interno della Banca mondiale, nel sono state spedite rimesse per un importo complessivo di miliardi di dollari; aggiungendo i flussi non ufficiali, si parla di cifre superiori a tutto l'investimento diretto all'estero a livello mondiale e del doppio degli aiuti internazionali.

Le rimesse hanno un effetto economico controverso: Essa sfrutta quella che molti difensori della causa degli immigrati considerano un grave problema - ossia la fuga di cervelli dai paesi più poveri - e la sovvenziona. Gli economisti hanno opinioni discordi su questo punto: A breve termine è sicuramente nociva. La migrazione di medici in Gran Bretagna ha determinato tragiche carenze di personale medico nei Caraibi, in Sierra Leone, in Tanzania, in Liberia, nel Malawi e altrove.

Zèdess aveva torto, nel senso più ristretto del termine, a individuare elementi di razzismo nell'immigration choisie di Nicolas Sarkozy. Il governo francese era divenuto molto esigente, ma non avrebbe mai respinto africani in possesso dei requisiti previsti dalla legge. Sarkozy e altri riproponevano il vecchio principio secondo il quale ci sarebbe migrazione e migrazione. Sarkozy stava sostituendo l'accoglienza incondizionata da parte della Francia verso tutti i giramondo con un contratto ben preciso tra la Francia e alcuni soggetti qualificati.

Le necessità economiche sono spesso difficili da distinguere dalle preferenze culturali, e queste ultime sono, non di rado, semplicemente un sinonimo di preferenze etniche. Su un punto Zèdess aveva ragione: Il welfare e la fuga dei bianchi Il welfare presenta un problema. Stati sociali complessi come quelli intorno ai quali sono state organizzate le economie europee negli ultimi sessantanni non si sviluppano, in genere, nelle società multietniche. L'attuale ondata migratoria dimostrerà se le società multietniche sono in grado di mantenere tali economie.

Si fida meno dei vicini ed è meno incline a spendere denaro per cause comuni o sociali. Potrei elencare un numero molto consistente di studi scientifico-sociali che arrivano alla stessa conclusione.

Gli immigrati non hanno pregiudizi uguali a quelli dei nativi. Questo potrebbe renderli preziosi in una società moderna e competitiva. Quando gli immigrati imparano a districarsi tra i meccanismi della burocrazia del welfare europeo, è possibile che interpretino a modo proprio le finalità della previdenza sociale.

Due terzi degli imam francesi percepiscono un sussidio dallo stato. Lo stesso dicasi per molti imam britannici. Se i beneficiari dell'assistenza pubblica non condividono i valori della società in cui vivono, questa finirà per rivoltarsi contro lo stato sociale.

Un altro problema riguarda la mobilità. Si pensa che l'immigrazione finisca per porre in contrasto la mobilità dei nuovi arrivati e la staticità dei nativi. In effetti, è vero, ma solo per breve tempo. I nativi sono più mobili di quello che sembra.

Le migrazioni causano migrazioni secondarie. Con tutti i bei discorsi che si fanno sulla multietnicità, di fatto la gente tende a rifiutarla.

Come ho detto prima, l'arrivo degli irlandesi a Boston distrusse la cultura protestante di una delle città più importanti della storia del protestantesimo. Come ha osservato Oscar Handlin, solo la metà dei discendenti dei bostoniani del risiedeva ancora a Boston trent'anni dopo. Un denominatore in calo intensifica l'effetto dell'immigrazione.

Le popolazioni native europee, come è già stato sottolineato, si stanno riducendo in modo naturale, e il calo viene accelerato dall'emigrazione. Tale fenomeno ha persino ispirato un nuovo programma televisivo intitolato Addio, Germania Tali partenze potrebbero essere collegate all'immigrazione. Di certo, è stata quella la causa della fuga dalla Francia di numerosi ebrei. L'ondata di violenza ha turbato anche gli olandesi. Quello stesso anno in Olanda ci fu più emigrazione che immigrazione.

La fuga dei bianchi negli Stati Uniti degli anni Sessanta e Settanta esprimeva un senso di pericolo, rovina e decadenza. Alcune storiche città industriali come Camden e Detroit non si sono mai più riprese da allora. Se il comune dovesse decidere se stanziare fondi per preservare opere d'arte o costruire una moschea, i cittadini potrebbero chiedersi: I paesi europei sono meno espliciti, ma non meno preoccupati.

Si pensi alla Spagna. I programmi consolari spagnoli di reclutamento di migranti provenienti dall'America Latina e dalle Filippine non hanno equivalenti in nessun altro paese. E una misura selettiva sul modello del Canada, ma con mezzi diversi. La scelta di reclutare cittadini latinoamericani è un metodo senza dubbio discriminatorio, ma non razzista.

Eppure l'immigrazione polacca ha suscitato reazioni controverse. Fattori culturali ed economici interagiscono fra loro confondendo le acque, anche quando i migranti provengono da una cultura affine. Nel l'Unione Europea accolse dieci nuovi paesi passando da quindici a venticinque membri , otto dei quali facevano un tempo parte del blocco sovietico. Mentre in alcuni paesi si diffuse il timore di un'invasione di slavi, i tre paesi europei più liberisti - Gran Bretagna, Irlanda e Svezia - tennero le loro frontiere aperte.

L'economista Hans-Werner Sinn aveva previsto già da tempo un tale fenomeno, poiché i nuovi paesi aderenti erano molto più poveri, rispetto alla media UE, dei loro predecessori Spagna e Portogallo. Quindi l'allargamento della UE è stata una novità positiva e insieme negativa per l'Europa occidentale. La disponibilità di europei pronti a svolgere lavori nel campo dei servizi sembrava illimitata. E invece un limite c'era, eccome. Fatta eccezione per la Polonia e la Slovacchia, tutti i nuovi paesi membri sono entrati nella UE con un tasso di natalità inferiore alla media occidentale.

Si pensi, per esempio, alla Lettonia, paese che contava meno di un milione di abitanti; nei diciotto mesi successivi all'apertura delle frontiere britanniche, irlandesi e svedesi ai cittadini dei paesi dell'Est europeo, Il deficit di forza lavoro indusse gli imprenditori lettoni a prendere in considerazione l'ipotesi di importare lavoratori dal Ghana.

Il confine orientale dell'Europa si stava spostando a est per assecondare le pretese dei leader europei? Oppure si stava spostando a ovest, seguendo la migrazione della popolazione europea? Le spiegazioni continuano a cambiare: L'immigrazione è un fait accom- pli che la gente si affanna a giustificare a posteriori.

Barcellona o morte Ufficialmente, Gran Bretagna, Francia e Germania avevano chiuso le porte all'immigrazione di massa alla fine degli anni Settanta. Avevano raggiunto un livello di saturazione economica. I vantaggi che l'immigrazione apportava in teoria al sistema capitalistico erano meno evidenti in pratica per gli elettori, a cui pareva che un maggior numero di lavoratori significasse disoccupazione.

Innanzitutto, il dovere morale di offrire asilo agli stranieri che fuggivano dalla violenza, dalla povertà e dalle persecuzioni politiche. L'immigrazione di forza lavoro cedeva il passo all'immigrazione di rifugiati e al ricongiungimento e alla formazione familiare. Quando i nativi cominciarono a dubitare dell'utilità economica dell'immigrazione, si sentirono dire che l'aspetto economico non c'entrava nulla.

Le differenze politiche si approfondirono: Quando le considerazioni umanitarie si mescolano a quelle economiche, l'immigrazione diventa ingestibile, come dimostra la situazione in Spagna, paese che contende all'Italia il primato per l'afflusso di migranti.

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Le comunità di immigrati riducono la paura, guariscono dalla nostalgia di casa con la stessa efficacia con cui la penicillina combatte la tonsillite. Riducendo ulteriormente gli incentivi per il ritorno in patria dei lavoratori al termine del periodo stabilito, la Germania divenne sempre meno ambigua e sempre più accogliente.

Negli anni Sessanta, l'economia turca passava da una crisi all'altra. I Gastarbeiter rimpatriarono in massa dopo i licenziamenti seguiti alla recessione del , ma non durante la crisi più globale del , che fece aumentare la disoccupazione nei paesi d'origine.

La Danimarca non aveva avviato nessun programma di accoglienza di lavoratori e non aveva mai avuto un impero, eppure, fino al , il suo mercato del lavoro era aperto. Fino al l'Italia è stata priva di leggi sull'immigrazione a livello nazionale. I livelli record dell'immigrazione recente Gli europei sono riluttanti ad ammettere che si tratta di un fenomeno senza precedenti nella storia.

Lo dice qualcuno persino in Svezia, portando per esempio alcuni avamposti commerciali anseatici e porti franchi per la carne di renna in Lapponia.

Ma l'immigrazione di massa è una cosa molto diversa dal commercio e dalla migrazione individuale, come gli Stati Uniti hanno da lungo tempo compreso. La città di Boston, Massachusetts, prima di essere trasformata per sempre - o distrutta, secondo la prospettiva dell'epoca - dall'ondata migratoria irlandese successiva al , contava già immigrati che parlavano ventisette lingue diverse. Questa distinzione sfugge a molti storici attuali. Tali studi evidenziano una notevole stabilità genetica della popolazione delle isole britanniche per interi millenni.

A parte le invasioni di angli, sassoni e juti, cominciate nel IV secolo a. Nel , dopo la revoca dell'Editto di Nantes, giunsero decine di migliaia di ugonotti. A est rimangono due torri ben conservate, romane come le mura costruite per separare i cittadini dai barbari. Oggi, camminando a piedi per circa un minuto, si passa da eleganti negozi ed enoteche a un vivace mercato multietnico e infine a un ghetto nordafricano tra i più pericolosi d'Europa.

Torino ha sempre avuto minoranze etniche e religiose, ma prima di dieci anni fa non si era mai trattato di masse di persone. Primo Levi, grande testimone degli orrori di Auschwitz, proveniva dalla comunità ebraica torinese, un tempo fiorente. E poi non erano in Le abitudini intellettuali con cui statisti e industriali Alleati e dell'Asse gestirono l'economia europea durante la seconda guerra mondiale prepararono la strada all'immigrazione di massa.

Durante la guerra, in Germania, un terzo del lavoro complessivo e più della metà di quello nell'industria degli armamenti era svolto da stranieri. Le carenze di forza lavoro cui i migranti dovevano sopperire erano crisi acute e momentanee, non fenomeni cronici e strutturali. Molte tra le fabbriche in cui essi furono impiegati erano ormai allo stremo. Le fabbriche di lino della Francia settentrionale si riempirono di lavoratori algerini solo negli anni Sessanta, quando era ormai chiaro che quei posti di lavoro sarebbero stati tagliati entro breve.

Che i pianificatori avessero esagerato il bisogno di manodopera industriale a lungo termine si è capito solo decenni più tardi.

Oggi le ultime miniere di carbone tedesche sono vicine alla chiusura, e l'intera città di Duisburg, in un certo senso la più turca della Germania,23 non offre più di L'Europa ha risolto problemi economici transitori con un cambiamento demografico permanente.

A questo riguardo, nessun paragone tra immigrazione europea e americana è possibile. Negli Stati Uniti la maggior parte dei 35 milioni di residenti nati all'estero - da quelli altamente qualificati a quelli più umili - è giunta nell'ultimo quarto di secolo, quando la transizione verso un'economia postindustriale era già ben avviata.

L'immigrazione europea del dopoguerra, invece, veniva incontro alle esigenze della vecchia economia. In Europa è accaduto qualcosa di simile. L'immigrazione di forza lavoro presentava sia vantaggi che svantaggi. Dopo pochi anni, il contesto che aveva generato i vantaggi smise di sussistere. II cosmopolita a disagio: Per un lungo periodo i leader politici hanno concordemente affermato che l'immigrazione rafforza l'economia senza creare problemi, senza danneggiare più di tanto la produttività e senza intaccare in alcun modo i salari dei nativi.

Una tipica valutazione viene fornita da Philippe Legrain, che nel suo saggio Immigrati. Perché ne abbiamo bisogno afferma: Gli economisti più lucidi ritengono che la liberalizzazione della migrazione globale comporterebbe vantaggi enormi e di gran lunga superiori a quelli derivanti dalla liberalizzazione del commercio mondiale. Secondo le stime del Fondo monetario internazionale, il prodotto interno lordo totale delle economie avanzate per l'anno ammonta a quasi 40 trilioni di dollari.

Circa un sesto del piano di rilancio economico varato dal governo americano nel Non potrebbe invece essere detratto in quanto costo per la gestione della diversità culturale? Si potrebbe addirittura dire che è davvero sorprendente l'importanza che certi esperti dell'immigrazione di massa attribuiscono a porzioni tanto irrisorie del PIL.

Si ha l'impressione che si voglia evitare a bella posta l'aspetto più serio della questione, quello non economico. Gli effetti sociali, spirituali e politici dell'immigrazione sono enormi e durevoli, mentre quelli economici sono minimi e transitori. Se invece, come altri europei, vedete l'immigrazione come un fatto eccitante e un'ancora di salvezza, un modo per arricchire il vostro paese grigio e provinciale di nuove culture e cibi gustosi, per voi l'immigrazione sarebbe conveniente anche se dovesse comportare un considerevole costo economico.

L'economia richiede più migranti di quanti la politica sarà in grado di tollerare. Ci si chiede quali membri della società siano i beneficiari della crescita economica determinata dagli immigrati. Benché oggi i mercati del lavoro siano più fluidi e difficili da misurare rispetto all'epoca delle città industriali del XIX secolo, l'economia moderna non ha abolito le leggi dell'economia.

La logica del discorso non fa una grinza, e trova riscontro anche nella pratica, come si è visto con le massicce migrazioni di polacchi a Londra e di ispanici negli Stati Uniti.

In effetti, negli anni di massima immigrazione, tra gli elettori dell'Europa occidentale era diffusa la convinzione che un sindacato troppo aggressivo potesse danneggiare gravemente l'economia e la società. L'aumento dell'offerta di lavoro provocato dall'immigrazione ha contribuito a rendere irragionevoli dal punto di vista economico le rivendicazioni salariali dei sindacati e ad aumentare i profitti, la flessibilità e la competitività delle aziende.

Una società ha diritto di fare un simile uso dell'immigrazione, ma una politica del genere si fonda per forza di cose su un consenso silenzioso, fragile e temporaneo. Gran parte dei benefici economici dell'immigrazione vanno agli stessi immigrati. Specializzata in viaggi in Turchia, è un'ottima azienda sotto ogni profilo, ed è additata come esempio dello spirito imprenditoriale e del dinamismo economico di Kreuzberg. Ma quale guadagno ne ricavano i nativi tedeschi?

La domanda che tale azienda soddisfa è una conseguenza, non una causa dell'immigrazione. Similmente, è una buona cosa che il fondo capitale Business Angel des Cités finanzi l'iniziativa imprenditoriale nelle banlieues francesi.

Fu di grande incentivo per la solidarietà anti-israelia- na. Molto meno per l'economia francese. In Spagna, dagli anni Novanta fino al collasso del mercato edilizio, si vedevano gru dappertutto, massimo emblema di salute economica secondo la mentalità comune. In buona parte gli operai nei cantieri erano migranti. Arrivavano per aiutare un paese comunque bisognoso di quelle case?

Probabilmente no, poiché negli anni Novanta, quando i migranti cominciarono a giungere in massa, la popolazione nativa spagnola stava per subire una contrazione incredibilmente brusca. E più probabile che l'immigrazione sia la causa, piuttosto che un sintomo del boom edilizio. I nuovi arrivati stanno costruendo le loro case.

Di recente, l'esperto di immigrazione Philip Martin della University of California-Davis, insieme a due colleghi, ha paragonato le migrazioni attuali al movimento di persone verso le colonie europee nel XVIII secolo. Forse gli immigranti di oggi sono costretti a un tipo di contratto diverso, sotto forma di privazione di diritti e di irregolarità legale che li costringe a svolgere i lavori più umili.

Da una parte, ha un effetto corrosivo, perché crea, nei paesi d'immigrazione, un diritto a due marce. Dall'altra, è improbabile che i migranti se ne lamentino. In fin dei conti, se la passano sempre meglio che nei loro paesi d'origine. Gli immigrati non restano per sempre in quelle condizioni. Una volta inseriti legalmente nel tessuto sociale che è poi l'obiettivo che la società afferma di perseguire , acquisiscono diritti e aspettative di ogni tipo. Diventano europei e quindi, per definizione, non sono più disposti a fare i lavori che nessun europeo vuole fare.

Pertanto, quando l'immigrazione va a buon fine dal punto di vista sociale, viene a mancare il principale motivo economico per cui la società crede di aver bisogno di immigrati. In ogni caso, i benefici apportati dall'immigrazione vengono necessariamente scontati dalle generazioni a venire: Quanto più rapida e profonda è l'integrazione dei nuovi arrivati, tanto maggiore sarà il numero degli immigrati necessari.

In tal modo, le economie dei paesi di destinazione finiscono per dipendere dall'immigrazione per assuefarvisi, addirittura e tendono inevitabilmente verso una delle seguenti due opzioni: Non ha senso ipotizzare che l'immigrazione di massa sia l'unica alternativa a lungo termine che rimane all'Europa. Per molti secoli l'economia europea ne ha fatto a meno. Mentre scrivo questo libro, è in corso un esperimento in vivo per stabilire se sia vero o meno che l'immigrazione è inevitabile in un'economia moderna.

Gli emendamenti apportati nel alla legge che regola l'afflusso di stranieri in Danimarca37 e le nuove leggi introdotte in Olanda al fine di limitare l'immigrazione - elaborate all'inizio di questo decennio e notevolmente inasprite dopo l'assassinio del regista Theo van Gogh nel - hanno determinato un forte calo dell'immigrazione. Tale preferenza poggia su basi razionali.

Un'eventualità che agli italiani potrebbe non piacere. Un discorso analogo vale per i ristoranti tradizionali italiani, che nell'economia attuale possono sperare di tenere testa alle scialbe catene di ristorazione con l'aiuto di stranieri sottopagati.

Lo stesso dicasi per gli splendidi parchi pubblici del paese, la cui manutenzione ha sempre richiesto decine di giardinieri, ossia un numero di lavoratori impossibile da reperire nell'Italia in calo demografico, se non dietro alti compensi.

Per molti versi, l'Italia si trova costretta a scegliere se preservare l'aspetto della popolazione com'era cinquantanni fa o conservare il paesaggio com'era cinquant'anni fa. Optando per l'immigrazione, sta dando la priorità al secondo corno del dilemma.

Come scrisse Giuseppe Tornasi di Lampedusa: Chi conosce la storia dell'immigrazione di forza lavoro in Europa negli ultimi cinquant'anni potrebbe obiettare che gli italiani perderanno comunque buona parte delle loro strutture economiche tradizionali, con o senza immigrati. In fin dei conti, quando un'industria è ormai alla fine dei suoi giorni come quella del lino nella Francia del Nord , gli immigrati possono ritardarne la morte di qualche anno, ma non per sempre.

Quando le imprese tagliano posti di lavoro come nel caso delle acciaierie tedesche gli immigrati possono ritardare i piani di ristrutturazione di alcuni anni, ma non per sempre. La disillusione rispetto all'utilità dei migranti, che ha ormai preso piede nei paesi di immigrazione più antica, deriva dalla scomparsa dei ruoli che gli stranieri erano chiamati a ricoprire.

Esiste un'unica industria europea che i migranti, a parere dei cittadini di tutti i paesi, potrebbero ancora salvare: All'inizio di questo secolo, in alcune grandi aziende tra i diritti riconosciuti ai dipendenti figuravano una settimana lavorativa di trentadue ore; sette settimane di ferie; copertura sanitaria totale; pranzo gratuito; pacchetti di incentivi che, nel caso dei metalmeccanici sindacalizzati, arrivavano a poco meno di cinquanta dollari all'ora; e - soprattutto - pensionamento a 50 anni, cioè all'apice del reddito.

Il sistema, per sua natura intrinseca, tendeva a migliorare il trattamento fino al limite della sostenibilità. Gli accordi generosi con i sindacati incoraggiavano scioperi frequenti e tattiche negoziali estreme.

I lavori più ambiti, per coloro che riuscivano a trovarli, erano accompagnati da forti disincentivi - compresi generosi sussidi di disoccupazione - a cambiare tipo di impiego. L'economia sociale di mercato è stata presa a modello dal mondo intero fino a buona parte degli anni Settanta. I paesi europei avevano dedicato buona parte della propria passione politica e del proprio capitale d'investimento alla costruzione e in seguito alla protezione dei sistemi di previdenza sociale.

Le imprese medio-grandi, insieme al governo, erano in grado di garantire il migliore trattamento sul piano dei benefit e della copertura previdenziale. Di conseguenza, l'Europa vantava poche di quelle aziende piccole e flessibili che negli ultimi decenni si sono dimostrate le più innovative. Fatta eccezione per l'industria scandinava dei telefoni cellulari, il Vecchio continente non ha avuto un ruolo di primo piano nel boom della tecnologia informatica avvenuto alla fine del XX secolo.

Il deficit imprenditoriale europeo è stato oggetto di numerosi studi negli anni Novanta. L'economia sociale di mercato presentava un altro problema: I lavori poco ambiti erano nel settore dell'agricoltura, della collaborazione domestica, delle pulizie e della preparazione del cibo.

Grazie alle generose indennità garantite dallo stato, i proletari non erano costretti ad accettarli. Se tali lavori dovevano essere svolti comunque, era necessario affidarli a gente esclusa dal sistema.

In presenza di milioni di non cittadini con relativa prole sul suolo europeo, gli stati sociali cominciarono a interagire in modo preoccupante con la demografia. I sistemi previdenziali pubblici europei funzionano secondo un meccanismo a ripartizione: Polemisti e studiosi del welfare hanno sempre sottolineato la tendenza di tali sistemi - sottoposti alla pressione della demografia - a degenerare e a trasformarsi in schemi di Ponzi.

Ossia i politici fanno promesse eccessive, e poi le mantengono impegnandosi in nuovi investimenti generalmente indebitandosi in cambio di futuri introiti fiscali per dare ai beneficiari del momento più di quanto il sistema possa davvero permettersi di elargire. I politici europei non hanno resistito alla tentazione.

Mentre la popolazione europea calava come il livello del mare , è emersa una soluzione come un iceberg. La parte immigrata della popolazione europea era ancora relativamente giovane e immune ai ridotti tassi di natalità.

Ci avrebbero pensato loro a ripristinare l'equilibrio del sistema previdenziale! Se solo l'opinione pubblica europea fosse riuscita ad accantonare i pregiudizi per un po', tanto da consentire un aumento dell'immigrazione - si diceva - gli stati sociali avrebbero potuto fondarsi di nuovo su solide basi attuariali.

Gli immigrati, un tempo sintomo di problemi non riconosciuti del sistema europeo, si ritrovarono d'un tratto a rivestire il ruolo di deus ex machina del lusso europeo. Sarebbero sbucati da miseri e aridi villaggi del Terzo mondo per andare a salvare le pensioni, le case di cura, le vacanze subacquee ed enogastronomiche della forza lavoro più viziata della storia del pianeta. L'idea è a dir poco lontana dai principi su cui si fondarono gli stati sociali europei, e non regge neppure in termini freddamente economici.

Molti ritengono che l'immigrazione possa salvare lo stato sociale, ma solo perché non sono informati. La divisione delle Nazioni Unite per la Popolazione calcola che, per riprodurre la struttura generazionale e il tasso di dipendenza economica europei, entro la metà del secolo dovrebbero arrivare milioni di migranti,40 cioè molta più gente di quanta non popoli adesso il continente.

Non è realistico sperare che l'immigrazione possa portare un sia pur modesto sollievo allo stato sociale. L'economista di Harvard Martin Feldstein ha preso in esame il caso spagnolo. Nei prossimi cinquant'anni, la popolazione rimarrà invariata - circa 44 milioni di abitanti - ma il rapporto tra lavoratori e pensionati scenderà da 4,5 ala una proporzione inferiore di 2 a 1.

Possiamo presumere un effetto sociale enorme, con tutta probabilità destabilizzante e costoso. L'effetto fiscale, invece, come dimostra Feldstein, sarebbe irrisorio. E poiché gli immigrati tendono a occupare gli strati più bassi dell'economia, il relativo aumento della retribuzione - da cui si ricavano le tasse che servono a finanziare la previdenza sociale - sarebbe di gran lunga inferiore.

Poiché gli immigrati non sono immortali. Invecchiano e vanno in pensione come tutti gli altri, e il sistema deve assistere loro e le loro famiglie più numerose della media. I leader europei hanno affrontato il problema crogiolandosi in pie illusioni o poco più. Per contribuire allo stato sociale, gli immigrati e i loro discendenti dovrebbero dare al welfare più di quanto ne ricevano. Il fatto è che non lavorano né guadagnano abbastanza per farlo.

E dimostrato che gli immigrati ottengono più assistenza sociale di quanta ne finanzino. E rimasto fisso a circa 2 milioni di persone. Questo dipende in larga misura dallo stato sociale. Il welfare europeo ha reso l'immigrazione più gestibile e ordinata di quella che caratterizza gli Stati Uniti. Gli immigrati illegali sono relativamente pochi: Questo perché il rischio di espulsione è basso e perché lo stato offre vantaggi economici agli immigrati che rendono nota la propria presenza.

Il problema è capire quale scopo abbia tale presenza. Immigrati buoni e immigrati cattivi - L'immigrazione giova ai nativi o agli immigrati? Sarkozy aveva espresso la sua preoccupazione - sempre più diffusa nel paese dopo l'ondata di sommosse dell'autunno del - per il progressivo peggioramento della qualità degli immigrati. La criminalità e la dipendenza dai sussidi statali erano in crescita.

Fiero delle sue origini straniere suo padre era fuggito dall'Ungheria nel secondo dopoguerra , Sarkozy non era contrario all'immigrazione, ma era convinto che la Francia dovesse essere più selettiva.

Il suo nome è Nicolas Sarkozy Ha inventato l'immigration choisie E la storia di un figlio d'Ungheria Che vuol farsi incoronare in Gallia Finita l'epoca dei negri muscolosi: Adesso lui vuole i neri laureati, intelligenti. Ecco il criterio nel nuovo negriero Che ha le palle per spiegarlo al Continente Nero. All'epoca dell'uscita del video, la Francia, proprio come aveva detto Sarkozy, era uno degli ultimi paesi del mondo sviluppato in cui la selezione dei migranti non fosse ancora divenuta una priorità nazionale.

Negli ultimi anni il Canada ha accolto più migranti pro capite di qualsiasi altro paese al mondo, se si escludono piccoli paradisi fiscali come il Liechtenstein e la Svizzera.

Era la selettività canadese a essere presa per esempio, non le proporzioni della sua immigrazione. Quando gli europei cominciarono a valutare attentamente le qualifiche dei migranti, la Gran Bretagna era già avanti in questo senso. Le percentuali stanno crescendo7 con il progressivo invecchiamento della popolazione. Nel il Regno Unito promosse il Programma dei migranti qualificati e alcuni anni dopo introdusse ulteriori incentivi a favore di quelli laureati.

Anche in Germania il dibattito era in corso da tempo. Alcuni, compresi gli stessi migranti, diedero la colpa alla ristrettezza del programma. La Germania non consentiva ai nuovi arrivati di portare con sé la propria famiglia e non offriva prospettive di cittadinanza. Altri sottolinearono i segnali di ostilità pervenuti insieme ai messaggi di benvenuto. Il governatore del Nord Reno-Westfalia, il cristiano-democratico Jurgen Rùtt- gers, per esempio, fece una memorabile battuta, dicendo che la Germania aveva bisogno di Kinder stati Inder, di bambini piuttosto che di indiani.

Il concetto di immigration choisie contraddiceva quello che gli ansiosi europei si erano sentiti dire per decenni sul ruolo economico dei migranti, e cioè che svolgevano i lavori rifiutati dai nativi dei paesi ricchi.

Il mercato dell'immigrazione aveva parlato ed evidentemente aveva detto: Ora i governi intervenivano per fargli dire: L'immigration choisie evidenziava una sfiducia nei confronti dell'efficienza del mercato del lavoro globale, mentre era soprattutto tale efficienza a giustificare l'immigrazione stessa. L'immigrazione giova ai nativi o agli immigrati? Il disagio causato dall' immigration choisie derivava soprattutto dal fatto che riproponeva un vecchio interrogativo: Ai nativi o ai migranti?

Quanto più i politici dicevano che giovava ai primi, tanto più li si sospettava di pensare il contrario. Naturalmente, la presenza di sudanesi in Norvegia o di bosniaci in Irlanda, per esempio, dimostra l'erroneità di questa bonaria battuta. Ma molti europei ed extraeuropei tendevano a vedere l'immigrazione in Europa come un diritto acquisito: Se i suoi cittadini non mangiano, di chi è la colpa? Morales parla come se il suo ruolo di rappresentante di un elettorato all'interno dell'economia globale sia più importante di quello di capo di stato.

In ogni caso, i politici dei paesi di emigrazione hanno sfruttato al meglio la confusione generale. Da un punto di vista prettamente economico, nessun piano di aiuti per lo sviluppo ha mai funzionato meglio della migrazione: Stando a un documento interno della Banca mondiale, nel sono state spedite rimesse per un importo complessivo di miliardi di dollari; aggiungendo i flussi non ufficiali, si parla di cifre superiori a tutto l'investimento diretto all'estero a livello mondiale e del doppio degli aiuti internazionali.

Le rimesse hanno un effetto economico controverso: Essa sfrutta quella che molti difensori della causa degli immigrati considerano un grave problema - ossia la fuga di cervelli dai paesi più poveri - e la sovvenziona. Gli economisti hanno opinioni discordi su questo punto: A breve termine è sicuramente nociva. La migrazione di medici in Gran Bretagna ha determinato tragiche carenze di personale medico nei Caraibi, in Sierra Leone, in Tanzania, in Liberia, nel Malawi e altrove.

Zèdess aveva torto, nel senso più ristretto del termine, a individuare elementi di razzismo nell'immigration choisie di Nicolas Sarkozy. Il governo francese era divenuto molto esigente, ma non avrebbe mai respinto africani in possesso dei requisiti previsti dalla legge. Sarkozy e altri riproponevano il vecchio principio secondo il quale ci sarebbe migrazione e migrazione. Sarkozy stava sostituendo l'accoglienza incondizionata da parte della Francia verso tutti i giramondo con un contratto ben preciso tra la Francia e alcuni soggetti qualificati.

Le necessità economiche sono spesso difficili da distinguere dalle preferenze culturali, e queste ultime sono, non di rado, semplicemente un sinonimo di preferenze etniche. Su un punto Zèdess aveva ragione: Il welfare e la fuga dei bianchi Il welfare presenta un problema. Stati sociali complessi come quelli intorno ai quali sono state organizzate le economie europee negli ultimi sessantanni non si sviluppano, in genere, nelle società multietniche. L'attuale ondata migratoria dimostrerà se le società multietniche sono in grado di mantenere tali economie.

Si fida meno dei vicini ed è meno incline a spendere denaro per cause comuni o sociali. Potrei elencare un numero molto consistente di studi scientifico-sociali che arrivano alla stessa conclusione. Gli immigrati non hanno pregiudizi uguali a quelli dei nativi.

Questo potrebbe renderli preziosi in una società moderna e competitiva. Quando gli immigrati imparano a districarsi tra i meccanismi della burocrazia del welfare europeo, è possibile che interpretino a modo proprio le finalità della previdenza sociale. Due terzi degli imam francesi percepiscono un sussidio dallo stato. Lo stesso dicasi per molti imam britannici.

Se i beneficiari dell'assistenza pubblica non condividono i valori della società in cui vivono, questa finirà per rivoltarsi contro lo stato sociale. Un altro problema riguarda la mobilità. Si pensa che l'immigrazione finisca per porre in contrasto la mobilità dei nuovi arrivati e la staticità dei nativi. In effetti, è vero, ma solo per breve tempo. I nativi sono più mobili di quello che sembra.

Le migrazioni causano migrazioni secondarie. Con tutti i bei discorsi che si fanno sulla multietnicità, di fatto la gente tende a rifiutarla. Come ho detto prima, l'arrivo degli irlandesi a Boston distrusse la cultura protestante di una delle città più importanti della storia del protestantesimo. Come ha osservato Oscar Handlin, solo la metà dei discendenti dei bostoniani del risiedeva ancora a Boston trent'anni dopo.

Un denominatore in calo intensifica l'effetto dell'immigrazione. Le popolazioni native europee, come è già stato sottolineato, si stanno riducendo in modo naturale, e il calo viene accelerato dall'emigrazione. Tale fenomeno ha persino ispirato un nuovo programma televisivo intitolato Addio, Germania Tali partenze potrebbero essere collegate all'immigrazione. Di certo, è stata quella la causa della fuga dalla Francia di numerosi ebrei. L'ondata di violenza ha turbato anche gli olandesi.

Quello stesso anno in Olanda ci fu più emigrazione che immigrazione. La fuga dei bianchi negli Stati Uniti degli anni Sessanta e Settanta esprimeva un senso di pericolo, rovina e decadenza. Alcune storiche città industriali come Camden e Detroit non si sono mai più riprese da allora. Se il comune dovesse decidere se stanziare fondi per preservare opere d'arte o costruire una moschea, i cittadini potrebbero chiedersi: I paesi europei sono meno espliciti, ma non meno preoccupati.

Si pensi alla Spagna. I programmi consolari spagnoli di reclutamento di migranti provenienti dall'America Latina e dalle Filippine non hanno equivalenti in nessun altro paese. E una misura selettiva sul modello del Canada, ma con mezzi diversi.

La scelta di reclutare cittadini latinoamericani è un metodo senza dubbio discriminatorio, ma non razzista. Eppure l'immigrazione polacca ha suscitato reazioni controverse. Fattori culturali ed economici interagiscono fra loro confondendo le acque, anche quando i migranti provengono da una cultura affine. Nel l'Unione Europea accolse dieci nuovi paesi passando da quindici a venticinque membri , otto dei quali facevano un tempo parte del blocco sovietico.

Mentre in alcuni paesi si diffuse il timore di un'invasione di slavi, i tre paesi europei più liberisti - Gran Bretagna, Irlanda e Svezia - tennero le loro frontiere aperte. L'economista Hans-Werner Sinn aveva previsto già da tempo un tale fenomeno, poiché i nuovi paesi aderenti erano molto più poveri, rispetto alla media UE, dei loro predecessori Spagna e Portogallo. Quindi l'allargamento della UE è stata una novità positiva e insieme negativa per l'Europa occidentale.

La disponibilità di europei pronti a svolgere lavori nel campo dei servizi sembrava illimitata. E invece un limite c'era, eccome. Fatta eccezione per la Polonia e la Slovacchia, tutti i nuovi paesi membri sono entrati nella UE con un tasso di natalità inferiore alla media occidentale. Si pensi, per esempio, alla Lettonia, paese che contava meno di un milione di abitanti; nei diciotto mesi successivi all'apertura delle frontiere britanniche, irlandesi e svedesi ai cittadini dei paesi dell'Est europeo, Il deficit di forza lavoro indusse gli imprenditori lettoni a prendere in considerazione l'ipotesi di importare lavoratori dal Ghana.

Il confine orientale dell'Europa si stava spostando a est per assecondare le pretese dei leader europei? Oppure si stava spostando a ovest, seguendo la migrazione della popolazione europea?

Le spiegazioni continuano a cambiare: L'immigrazione è un fait accom- pli che la gente si affanna a giustificare a posteriori. Barcellona o morte Ufficialmente, Gran Bretagna, Francia e Germania avevano chiuso le porte all'immigrazione di massa alla fine degli anni Settanta.

Avevano raggiunto un livello di saturazione economica. I vantaggi che l'immigrazione apportava in teoria al sistema capitalistico erano meno evidenti in pratica per gli elettori, a cui pareva che un maggior numero di lavoratori significasse disoccupazione. Innanzitutto, il dovere morale di offrire asilo agli stranieri che fuggivano dalla violenza, dalla povertà e dalle persecuzioni politiche.

L'immigrazione di forza lavoro cedeva il passo all'immigrazione di rifugiati e al ricongiungimento e alla formazione familiare.

Quando i nativi cominciarono a dubitare dell'utilità economica dell'immigrazione, si sentirono dire che l'aspetto economico non c'entrava nulla. Le differenze politiche si approfondirono: Quando le considerazioni umanitarie si mescolano a quelle economiche, l'immigrazione diventa ingestibile, come dimostra la situazione in Spagna, paese che contende all'Italia il primato per l'afflusso di migranti.

La Spagna ha due città-enclave nel Nordafrica, Ceuta e Melilla. Europee sin dal XV secolo,42 sono divenute meta di immigrazione solo a partire dalla fine del XX secolo. La città di Ceuta fu circondata da filo spinato soltanto nel , e per evitare un'epidemia di colera. Dal le due città sono protette da recinzioni di sicurezza e ospitano centri di accoglienza per immigrati. Per anni, migranti dell'Africa centrale e occidentale e di altri paesi si sono ammassati fuori dalla recinzione, scavalcando o passando sotto i suoi i punti vulnerabili per entrare nel territorio dell'Unione Europea.

Nel settembre del la migrazione ebbe un'escalation esponenziale. La polizia marocchina disperse un gruppo di quattrocento migranti, soprattutto del Mali e del Cambia, che si erano accampati nella boscaglia appena fuori Melilla.

Il giorno dopo migliaia di migranti, forse timorosi di essere allontanati dalla frontiera europea, si radunarono per assaltare in massa la recinzione di filo spinato. Cinquecento uomini, alcuni muniti di scale, altri armati di pietre o bastoni, caricarono all'alba; in centotrenta riuscirono a raggiungere Melilla, molti con le mani scorticate dal filo spinato.

Quella stessa notte altre centinaia di persone assalirono il recinto e in duecento riuscirono a superarlo. In totale, gli assalti furono dieci in undici giorni.

Anche le guardie di confine marocchine reagirono con violenza. Il 29 settembre uccisero quattro uomini che tentavano di superare la recinzione di Ceuta. Coloro che riuscirono a superare i recinti, i sopravvissuti, fecero domanda di asilo politico e lo stato di guerra che caratterizza buona parte dell'Africa fornisce i requisiti prima facié e furono alloggiati in ostelli allestiti dalla Croce rossa e da altre organizzazioni umanitarie.

Oggi Ceuta e Melilla sono protette da fossati e doppie recinzioni alte sei metri. Trasportavano decine di migliaia di uomini e ragazzi del Senegal e di altri paesi dell'Africa occidentale. Anche questi migranti erano estremamente coraggiosi. Realisti o meno, facevano sul serio. Poiché sulla costa dell'Africa occidentale la Corrente del Golfo gira a sud e poi devia rapidamente a ovest per tornare nell'Atlantico, un semplice blocco del motore durante la traversata poteva essere loro fatale.

Mesi più tardi furono trovate barche cariche di cadaveri finite alla deriva e trascinate fino alle Barbados. Alla fine dell'estate del , quasi Secondo i calcoli del commissario europeo italiano Franco Frattini, altri erano deceduti in mare. L'uso dei lothio, alcuni dei quali potevano trasportare centocinquanta uomini alla volta, fece registrare un brusco aumento, fino a diventare una vera e propria industria.

Queste e altre grandi imbarcazioni aprirono la strada per l'Europa a popolazioni che vivevano a dieci giorni di viaggio via mare, e anche più lontano, dato che quella rotta, una volta dimostratasi affidabile, non fu scelta solo dagli africani occidentali.

Venne infatti intercettata una vecchia nave arrugginita stracarica di pakistani, e centinaia di asiatici furono raccolti mentre attraversavano il deserto tra il Marocco e la Mauritania, a diverse migliaia di chilometri da casa. Barche partite dalla Libia piene di migranti mediorientali e asiatici approdarono a Lampedusa e Pantelleria.

Le proporzioni degli sbarchi furono di molto inferiori Naturalmente, queste irruzioni rocambolesche in territorio europeo erano l'eccezione, piuttosto che la regola. La maggior parte dei migranti illegali entrano in Europa per vie legali, a bordo di aeroplani, navi e automobili, in quanto familiari di cittadini europei o come semplici turisti. Diventano clandestini alla scadenza del periodo di soggiorno consentito dal visto turistico o dopo essersi visti negare il permesso di residenza o il diritto d'asilo.

C'era un che di vergognoso nel respingere della gente tanto povera che aveva rischiato la vita e mostrato un tale coraggio. Ecco perché gli approdi erano quasi sempre pacifici e ben pochi viaggiatori portavano con sé documenti di identificazione. In Spagna, per legge, le persone di nazionalità sconosciuta non possono essere espulse e neppure fermate per più di quaranta giorni.

L'invasione dei lothio sopraffece le autorità spagnole sul piano logistico e burocratico proprio com'era nelle intenzioni dei suoi organizzatori. Nei casi in cui si verificarono effettivamente episodi di violenza, le dinamiche furono sorprendentemente molto simili. Nell'aprile del , al largo della costa della Mauritania, la motovedetta spagnola Río Duero fu investita da una pioggia di bombe molotov mentre si avvicinava a un lothio con cinquantasette migranti a bordo.

I malfattori identificabili furono rispediti in Mauritania affinché venissero processati in patria. Molti altri furono liberati in Spagna e, quindi, in Europa. Da una parte, trattava i migranti come fratelli: Le caserme militari, come quella di Las Raices alle Canarie, erano particolarmente adatte a ospitare i profughi, dato che erano munite di cucine e strutture ricreative.

Poiché la Spagna, al pari di altri paesi europei, stava riducendo il proprio esercito, di edifici del genere ce n'erano in abbondanza. Si fece inoltre in modo che, all'interno degli accampamenti improvvisati, i nuovi arrivati potessero praticare il loro culto, di solito islamico. Dall'altra, la Spagna oppose resistenza trattando gli immigrati alla stregua di invasori. Le guardie di confine dell'agenzia Frontex, fondata nel e costituita da soldati di tutti gli eserciti degli stati membri della UE, furono per la prima volta impiegate in modo massiccio.

Il lavoro più consistente fu svolto dagli elicotteri della Guardia Civil spagnola. La marina italiana e quella portoghese diedero un contributo, sia pur a fasi alterne, ma il Senegal e la Mauritania si rifiutarono di autorizzare qualsiasi tipo di operazione bellica da parte del Frontex nelle loro acque territoriali.

José Luis Rodriguez Zapatero - a capo del governo probabilmente meno incline alle azioni militari di tutta l'Europa - decise allora di varare misure più severe. All'apice della crisi, il governo mise a punto dei piani per l'invio di navi sulla costa africana per estirpare il fenomeno alla radice. Naturalmente, il governo spagnolo non ne aveva idea. Gli europei in generale non erano in grado di stabilire se questi migranti fossero giovani disperati, lavoratori coscienziosi invasori senza scrupoli, e non erano abbastanza fantasiosi da ammettere che avrebbero potuto essere ognuna o nessuna di quelle cose.

In tali circostanze, l'Europa avrebbe avuto bisogno di un codice morale in grado di fornire risposte sul trattamento da riservare a queste persone. Questo codice è tuttora inesistente. La vaga idea secondo cui l'Europa avrebbe bisogno di forza lavoro coincide con una mancanza di curiosità sul reale desiderio di lavorare dei migranti; la vaga idea che i migranti debbano essere accolti come profughi fa apparire scortese il calcolo dei costi che l'assunzione di responsabilità per i poveri del mondo comporta.

Dare il benvenuto a tutta questa gente sarebbe una follia; respingerla sarebbe razzista. Incapaci di scegliere tra una politica di calorosa accoglienza o dichiarata autodifesa, paesi europei sperano che il mondo scambi la loro paralisi per ospitalità. Il dovere dell'ospitalità L'ospitalità è una tradizione e un imperativo morale per tutte le culture.

Il lettore moderno dell' Odissea è talvolta sorpreso di leggere di Ulisse che, sotto mentite spoglie, viene accolto per giorni e giorni in casa propria, in quanto ospite forestiero, senza che nessuno gli chieda come si chiami, perché sarebbe stato scortese. Nel Vecchio Testamento questo tipo di ospitalità è una legge divina Levitico 19, La severità della pena - ossia la dannazione eterna - dimostra quanto l'ospitalità sia fondamentale nella cultura europea e cristiana come in ogni altra cultura.

L'idea ormai diffusa secondo cui la volontà di ostacolare l'immigrazione sarebbe un segno di arretratezza e tradizionalismo, mentre la disponibilità ad accogliere i migranti denoterebbe apertura mentale e modernità di pensiero è un abbaglio. Il principio di ospitalità reca in sé un paradosso. Al fine di evitare continui bagni di sangue e di consentire un minimo di scambio e di relazioni tra clan, tribù ed etnie diverse, le società antiche hanno inventato i tabù e i rituali dell'ospitalità.

Al contrario, lo fissano in modo indelebile. L'ospite è sacro, ma non ha il permesso di trattenersi troppo a lungo. Ecco perché le culture sottomettono l'ospitalità a regole di ogni tipo. Un ospite che non se ne vuole andare diventa un intruso.

L'ospitalità è intimamente legata alla xenofobia. In verità è una delle sue possibili espressioni. Nel , durante il suo ultimo viaggio, egli fu festeggiato, coperto di doni e adorato per un mese dagli abitanti della baia hawaiana di Kea- lakekua.

I musulmani giunti in Danimarca negli anni Settanta hanno avuto modo di cogliere molto bene la distinzione tra ospitalità e accoglienza piena e duratura. Sia gli estimatori sia i denigratori della cultura danese ricordano la straordinaria generosità con cui furono inizialmente accolti dal governo e dalla gente. Si è tentati di ricercare un fatto, un episodio di malafede da parte di qualcuno, tale da far precipitare gli eventi.

I progressisti danesi riconducono spesso questo cambiamento all'ascesa del Partito del popolo danese dopo il , come se in una democrazia fosse possibile fabbricare dal nulla un sentimento anti-immigrati. L'accoglienza riservata agli immigrati nei primi mesi o anni della loro permanenza non apparteneva all'ordine naturale delle cose. Era la cortesia che si riserva abitualmente agli ospiti.

Una volta perso tale ruolo, che cos'erano diventati gli immigrati? Danesi come gli altri, con responsabilità costituzionali ben definite e altre tacite responsabilità culturali o piuttosto danesi con privilegi speciali che li esoneravano dalle suddette responsabilità? Lavoratori che esigevano nuovi rapporti contrattuali oppure intrusi a cui bisognava opporre resistenza?

E sbalorditivo quanto tempo abbiano impiegato gli europei a capire che gli immigrati si erano stabiliti in Europa per sempre. Oggi gli europei commettono l'errore opposto. Sopravvalutano il grado di radicamento raggiunto dagli immigrati in Europa. Nei paesi ad alta immigrazione come la Spagna e l'Italia, la stragrande maggioranza degli stranieri sono di prima generazione, e persino nei paesi che ricevono immigrazione da molto più tempo gli immigrati sono molto meno radicati di quel che sembra.

Tanti altri non lo sono. Asilo politico e diritti umani L'asilo politico è la versione moderna e burocratizzata dell'antico dovere di ospitalità. Come osserva Enzensber- ger: Ansioso di non ripetere tali errori, l'Occidente ha dunque sviluppato una comprensibile riluttanza ad abbandonare i profughi. Tutti coloro che fuggivano dalla tirannia comunista e da altre dittature nate nel dopoguerra avevano automaticamente accesso all'ospitalità del mondo libero. Nei casi in cui tale accoglienza veniva rifiutata, voci influenti di ogni schieramento politico sfogavano la propria rabbia.

Non dichiara più di credere nell'uguaglianza degli uomini. Non crede neppure nell'uguaglianza dei cittadini britannici. Bastava provenire da una zona di guerra - per esempio dalla Turchia orientale o dall'Algeria - per trovare una sistemazione in Europa a spese dei governi, in attesa che le autorità esaminassero il tuo caso. Alcuni paesi, tra cui soprattutto l'Olanda, introdussero leggi per cui chi negava il diritto d'asilo ai rifugiati era tenuto a portare delle prove per giustificare la sua decisione.

Spesso il governo continuava a mantenere anche i rifugiati con relative famiglie a cui aveva negato il diritto d'asilo, qualora questi decidessero di non rientrare nei paesi d'origine.

Ordinare loro di tornare a casa sembrava una violazione della suprema legge dell'ospitalità. Negli anni Novanta, quando scoppiarono, quasi simultaneamente, la carestia provocata dai signori della guerra in Somalia e il conflitto etnico nei Balcani, vigeva un sistema tale da rendere automatica l'ammissione di qualsiasi migrante in grado di comprendere il suo funzionamento.

Varie ONG europee promigranti fecero in modo che tutti lo comprendessero. Molte di queste erano ex organizzazioni caritatevoli religiose, come per esempio il potente Vluchte- lingenWerk in Olanda. Gruppi antirazzisti svolgevano spesso lo stesso ruolo in Francia, e la Croce rossa fungeva sovente da avvocato informale per gli africani giunti in Europa in barca dopo il Nel quarto di secolo successivo al , secondo l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, metà dei permessi di residenza concessi in Svezia - circa In quello stesso periodo, in Svezia, paese con appena 9 milioni di abitanti, si stava raggiungendo il picco di Questa ondata giunse nel momento sbagliato.

I profughi non sono un assortimento casuale di umanità. Alla fine del XX secolo, la Svezia contava una popolazione musulmana compresa tra le Negli ultimi anni le leggi sui rifugiati e sull'asilo politico si sono inasprite in tutta Europa a seguito delle proteste dell'opinione pubblica.

Un rapporto dell'Alta Commissione per i Rifugiati delle Nazioni Unite del ha reso nota la presenza di soli 9,2 milioni di rifugiati e richiedenti asilo in tutto il mondo: La Danimarca, che nel accettava più della metà delle richieste di asilo, tre anni dopo ne accolse solo un decimo. Chi si vede negare lo status di rifugiato ottiene comunque il diritto di mandare i propri figli in scuole olandesi, e nessuno va ad accertarsi che lasci il paese. Erano ben note, anzi, grazie a una rete informativa molto efficiente tra gli immigrati.

Le leggi sull'asilo politico saranno sempre in qualche misura manipolabili. All'inizio del , alle donne provenienti da paesi che praticano l'infibulazione l'Olanda accordava un permesso di soggiorno di cinque anni. Non sorprende dunque il progressivo aumento delle richieste d'asilo da parte di donne cinesi e dell'Africa orientale e di gay persiani.

Quanto ai minori, il diritto internazionale impone responsabilità molto specifiche. Sono pochi i migranti adolescenti che dichiarano di avere più di 18 anni, e molti negano di avere genitori in vita. Nei paesi europei vigono leggi diverse sull'applicabilità di procedure forensi per la determinazione dell'età esami ai raggi X del polso, test dentali. I migranti sanno anche quali sono i paesi migliori in cui andare: All'epoca era la seguente: Svezia che ultimamente, dopo un periodo di controlli più severi, si è ammorbidita di nuovo ; 5.

L'elenco varia certamente a seconda dei momenti. Asilo politico e democrazia Gli europei convinti del fatto che il continente soffra di un problema di immigrazione ritengono che la radice del problema stia nella politica d'asilo. In Europa, chi fa domanda d'asilo viene sottoposto a un processo legale dopo una serie di verifiche governative.

La maggioranza rientra nella categoria dei fasulli, poiché si tratta di gente non esposta a particolari minacce a parte quella della povertà. Alcune settimane dopo gli assalti a Ceuta e Melilla, sudanesi si accamparono davanti agli uffici dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati al Cairo, per richiedere lo status di rifugiati.

Si trattava dunque di richiedenti fasulli, nel senso che il loro obiettivo era quello di ottenere accesso a paesi più ricchi dell'Egitto. Il triste epilogo della vicenda, tuttavia, mostra che la linea tra vere e fasulle richieste d'aiuto non sempre è facilmente tracciabile: Solo in pochissimi paesi europei vengono messe in atto misure concrete per rispedire a casa i richiedenti asilo respinti.

Forse c'è qualcosa di vero in questa teoria. Si sente spesso dire che limitare le domande d'asilo rimandando a casa i non idonei sarebbe troppo crudele o troppo costoso. Le modalità con cui viene affrontato il tema sull'asilo politico in Europa non fanno che radicalizzare il dibattito politico. Fondandosi su valori universali e norme civili, il diritto d'asilo non è sottoposto ai processi democratici che negli ultimi anni hanno posto dei limiti ad altri tipi di immigrazione.

Chi seguita a opporsi ai livelli di immigrazione europea e desidera restringere ulteriormente il numero delle concessioni d'asilo è pertanto costretto a prendere di mira le stesse norme civili.

Nell'estate , anche il primo ministro britannico Tony Blair e il ministro degli Interni John Reid accennarono all'ipotesi di riconsiderare l'adesione britannica alla Convenzione. Gordon Brown, pur senza rilasciare dichiarazioni esplicite sull'argomento, non si è certo messo a far proseliti per la causa della legislazione europea sui diritti umani. L'idea per cui l'elettorato democratico non sarebbe affidabile come custode delle norme civili trapela da ogni discussione politica sull'immigrazione, in Europa e altrove.

L'amministrazione delle politiche di asilo e la questione se i richiedenti siano autentici o fasulli disperati ha a che fare con l'indignazione pubblica meno di quanto non appaia a prima vista. Da quando le conseguenze dei programmi dei Gastarbeiter sono divenute evidenti, si è spesso sentito dire che l'Europa, in cerca di fattori di produzione, si era accorta solo in seguito di aver importato esseri umani.

I richiedenti asilo sono indubbiamente esseri umani: Quindi, sebbene offrano meno benefici quantificabili ai paesi ospitanti, le loro rivendicazioni sono molto più elevate rispetto a quelle dei vecchi lavoratori immigrati.

Questa trasformazione è stata inevitabile, una volta innescata l'immigrazione di massa. I nativi europei l'hanno recepita come parte di un cambiamento più ampio: E i valori europei, sviluppatisi nei decenni del secondo dopoguerra, non erano assolutamente preparati a questo cambiamento. E inevitabile che i paesi meta di immigrazione di massa risentano di qualche forma di conflitto etnico. Per comprendere le ragioni di questo fenomeno basta ripensare al clima morale e intellettuale che ha caratterizzato l'Europa negli ultimi sei decenni.

Negli anni Cinquanta, epoca in cui cominciarono a giungere i migranti, il continente era ancora sconvolto dagli orrori della seconda guerra mondiale e impegnato a creare istituzioni capaci di evitare che tali orrori si ripetessero.

La più importante fra queste era la NATO. L'Unione Europea, all'epoca ancora in embrione, era la più ambiziosa. Era la guerra a fornire ai pensatori europei le categorie morali e i termini di riferimento, che si trattasse di progresso della civiltà, di criteri di governo etici o di giustificazione di interventi militari. In alcuni paesi, cantare l'inno o agitare la bandiera nazionale divenne appannaggio esclusivo di estremisti di destra e tifosi di calcio. Questi valori non furono mai definiti con precisione.

Che poi il merito della pace sia da attribuire ai valori europei o alla potenza militare statunitense è questione assai più ardua da risolvere. Era un progetto elitario, concepito da statisti e diplomatici, ed etico.

I migranti hanno una miriade di motivi per aver voglia di venire in Europa, oltre al desiderio di vivere secondo le sue regole. L'Europa del dopoguerra fu costruita sulla base di un'intolleranza nei confronti dell'intolleranza: Non è nostro interesse, in questa sede, difendere questo atteggiamento come espressione di buon senso o tacciarlo di becero autoritarismo. Gli europei del dopoguerra si comportarono come se non esistessero culture migliori di altre. Sembrava inappropriato costringere - e persino persuadere - gli immigrati a adottare quei vecchi sentimenti di lealtà nazionalista che gli europei stessi stavano abbandonando.

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Il Movimento di ispirazione comunista contro il razzismo e per l'amicizia tra i popoli MRAPper esempio, fondato in Francia nel per combattere il razzismo e l'antisemitismo, nel corso dei decenni ha finito per assumere un ruolo diverso. Per un lungo periodo i leader politici hanno concordemente affermato che l'immigrazione rafforza l'economia senza creare problemi, senza danneggiare più di tanto la produttività e senza intaccare in alcun modo i salari dei nativi. Sarebbero sbucati da miseri e aridi villaggi del Terzo mondo per andare a salvare le pensioni, porn gros cul escort girl aubervilliers, le case di cura, le vacanze subacquee ed enogastronomiche della forza lavoro più viziata della storia del pianeta. Quanto ai minori, il diritto internazionale impone responsabilità molto specifiche. Questa è una delle differenze più significative tra i problemi europei e quelli analoghi esistenti negli Stati Uniti. Si fece inoltre in modo che, all'interno degli accampamenti improvvisati, i nuovi arrivati potessero praticare il loro culto, di solito islamico. Questo perché gli europei non fanno abbastanza figli, porn gros cul escort girl aubervilliers. Si potrebbe addirittura dire che è davvero sorprendente l'importanza che certi esperti extrait video gay ladyxena caen di massa attribuiscono a porzioni tanto irrisorie del PIL. Non potendo aderire al nazionalismo autoctono, molti europei furono tentati di abbracciare i nazionalismi di altri popoli, soprattutto quello palestinese che, nelle sue versioni più estreme, permise agli europei di riallacciare i contatti con le frange screditate del nazionalismo europeo, come quelle antisemite. Lo storico olandese Geert Mak ha scritto: In tutti i paesi europei la popolazione è in calo. porn gros cul escort girl aubervilliers


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