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Login to My Account Register. We'll provide a PDF copy for your screen reader. Export Citation Export to RefWorks. Export a Text file For BibTex. Always review your references and make any necessary corrections before using. Pay attention to names, capitalization, and dates. Romanische Forschungen is one of the oldest German academic journals dedicated to the study of the Romance languages, their literatures, and cultures from all periods. Its editors and editorial board emphasize the interrelatedness of linguistics and literary studies and encourage the submission of articles and reviews with a focus on the Romance world as a whole.

Romanische Forschungen publishes in all the major Romance languages, German and English. Die Romanischen Forschungen sind eine der ältesten deutschen Fachzeitschriften. Sta qui per poco: La piazzaforte è del Portogallo. La guarnigione rischia di subire. Contro le mire dei conquistatori. Cercano gente per fatiche immani.

I malviventi sono una legione. La disciplina regna con la sferza. Meglio coi mori ed apostatare. Anche Giovanni paga il contributo. Disoccupato per il fallimento. Lavora sodo e col suo salario. Vede abiurare, prova compassione. Ma lo dissuade frate francescano. Degli Almeyda, dopo malattia,. Nessuna traccia, più nessun contatto. Resta in miseria, mani sanguinanti. Inquieto il cuore, si fa presto strada. La nostalgia di tornare in Spagna.

Viene raggiunta dopo una burrasca. Risparmia ed apre piccolo commercio. Lui, portoghese, molto convincente,. Ha del talento, quindi sopravvive. Ma il corpo stanco, chiede di fermarsi. Se i libri vanno, il fardello pesa. Sogna Granada, viva, seducente,. I dolci poggi che le fan corona. Duecentomila sono i residenti,. Vuole tornarci e si mette in viaggio. Vive ed agisce come un ispirato.

Pesa il passato, ha lasciato tracce. Libri e pensieri vagano con lui,. Per le contrade, i vicoli, le alture.

E si convince che la scelta è giusta. Ma non ha casa. Abbia trovato una serena calma. Respira a fondo, dorme sonni interi,. Per pochi sodi, proprio a Porta Elvira. Che meraviglia stendere la merce,. Questa cometa che ha girato il mondo,. Deve affrontare provvida tempesta. Di Vento e Fuoco.

E lui, Giovanni, sente di aggregarsi. Segue la folla, va alla funzione. Viene a parlare gran predicatore,. Uomo di Dio, santo e timorato. Commuove sempre, scava nel profondo. Giovanni ascolta, scorre la sua vita. Sente il bisogno di riparazione. Che Dio gli parla. Da lui la Forza che gli fa pressione,. Lo piega, spinge, gli scompiglia il cuore. Lacrime calde, limpide, salate,. Dolenti e dolci, sulle accese guance,.

Esce di chiesa, si fa grido, pianto;. Si getta a terra, voltola nel fango. Preso è per pazzo. Sola follia, Cristo Crocifisso! Settore a parte, quello dei dementi. Osserva attento questo triste ambiente. Nelle pupille fissa i loro volti,. Nel cuore i nomi. Quando, dimesso, passa a Guadalupe,. Alla Madonna chiede, come a Cana,. Torna a Granada per donare tutto. Vaga a mani vuote. Tagli la legna, vende e condivide. La terra è pronta. Conta sul campo lavorato a lungo. Ora Giovanni, sceso nella tomba,.

Una saetta gli balena in mente: Cercare ai ricchi per poter donare. A chi non osa, nella sua indigenza,. Va dai Venegas, mori convertiti. Sale le scale, bussa, viene accolto. Esce e ritorna sempre in compagnia: Solita legna, nuovo mendicante. Vitto ed alloggio viene assicurato. Nel gran cortile stende pagliericci: Prende in affitto una palazzina,. Sempre contando sui benefattori. Che Dio gli manda. Curare i corpi e badare al cuore: Magro e giallastro, sempre malvestito,.

Grida di notte lungo le contrade: Ha nelle mani grossi pentoloni. E sulle spalle una rude sporta. Corpi piagati, soli, mendicanti,.

Menti malate, donne prostitute,. Orfani, madri, vecchi, sventurati,. Cuoce, riscalda, lava le scodelle,. Paga infermieri, compra le coperte,. Nuove lenzuola, letti, biancheria…. Giunge notizia nelle alte sfere. Don Sebastiano, vescovo di Tuy,. Gli cambia il nome.

Poi suggerisce decorosa veste. Per conferire dignità sacrale. Storpi, lebbrosi, monchi, muti, pazzi,. Tignosi, vecchi, soli, pellegrini,. Donne di vita, vedove, bambini…. Ascolta, prega, porta una speranza.

Schiavo di Dio, sempre indebitato,. Confida in Cristo che provvede a tutto. Ha spese enormi, crescono i malati,. Ma non si ferma. Il Regio brucia, chiamano Giovanni. Lui lo conosce meglio delle tasche. Prende i malati come le fascine: Due per mano, uno sulla schiena. Chiude la bocca, passa tra le fiamme,. Poi torna dentro, carica di nuovo,.

Vuol fare legna nel torrente in piena. Cade malato dopo lo strapazzo. Finisce i giorni come una candela. Sollievo immenso il Vescovo gli reca. Quando si accolla i debiti rimasti. Tolto il pensiero, Viatico richiede. Cala il silenzio, tacciono le voci. Scende dal letto, si prepara al passo. Come inchiodato, duro come il marmo,.

Dietro la bara, tutta in processione,. Piange Granada, mesta, silenziosa,. Il resto è storia che perdura ancora,. Sogno che abbraccia cinque Continenti. Amore antico, mezzi sempre nuovi. Chi è Benedetto Menni? Nella cittadina di Ciempozuelos, distante trentadue km da Madrid, riposano i resti mortali di un italiano, deceduto nel nel nord della Francia. No, anche se le qualità che aveva e le circostanze in cui visse gli avrebbero consentito di essere tutto questo ed altro ancora!

I primi passi Seguire i suoi azzardati percorsi lungo i quattro punti cardinali della Spagna non è difficile; anzi è appassionante come un romanzo.

Seguire invece le orme del suo itinerario interiore, del suo cammino verso la santità, è molto più impegnativo. Diremmo, quindi, qualcosa, molto brevemente, giusto per ricordare una verità fondamentale che a noi toglie ogni scusa per non diventare santi: Per loro non è stato facile.

In qualsiasi bivio avrebbero potuto intraprendere altre strade, diverse da quella di seguire Cristo. Un giovane come Benedetto, fine, intelligente, milanese intraprendente, aveva tutte le porte aperte per far carriera; forse ora sarebbe stato considerato un eroe del Risorgimento; ai giardinetti i nostalgici garibaldini ne avrebbero contemplato la statua, in groppa ad un impetuoso cavallo e indicando alle truppe, spada in mano, il passo della vittoria.

Ed ebbe il coraggio di rifiutare la proposta di iscriversi alla Massoneria, dove avrebbe sviluppato a fin di male le sue qualità di leader. E in quanto alla guerra, bisogna dire che la vide, ma soltanto dal versante della carità: Va precisato che gesti come questi non si improvvisano. Dopo un anno di noviziato fece i voti semplici, e tre anni più tardi, la professione solenne.

Abbiamo già il santo? Un santo non si improvvisa. Tre anni di studio e di pratica infermieristica a Lodi. Dopo cinque anni, il novizio è già diventato sacerdote. Una formazione professionale di certo affrettata se si tratta di formare un luminare della ricerca teologica o della investigazione filosofica, ma non nel caso di un uomo di azione, come era Fra Benedetto, fatto per medicare ferite concrete di corpi e di anime ugualmente concrete.

Il Generale dei Fatebenefratelli, P. Giovanni Maria Alfieri, che trattenne accanto a sé il P. Il giovane frate si spaventa: Il Papa Pio IX lo riceve in udienza: Era il 14 gennaio Da quando era finita la guerra di Indipendenza mai più era tornata la tranquillità nel paese.

Dopo una breve sosta in Francia a Lione e Marsiglia, il P. Mentre il paese rabbrividiva per le scosse politico-sociali che avrebbero portato alla caduta della Monarchia nel , il P. Tutte le cose hanno un inizio. Elemosinando di porta in porta, ottenne quanto fu indispensabile per iniziare un piccolo ospedale per bambini handicappati e scrofolosi. Siamo nel dicembre del Nel il P. Travestito da contadino catalano e accompagnato dal confratello spagnolo Fra Girolamo Tataret, un giorno il P.

E da Gibilterra al cuore della guerra civile spagnola, in qualità di volontario della Croce Rossa. Fino alla cessazione delle ostilità il 6 aprile il P.

E quel battesimo di carità, in sintonia con la più genuina tradizione dei Fatebenefratelli, fu provvidenziale perché il gruppetto di seguaci del P. La centrale della carità. E alcune di queste possibilità diventarono anche realtà. In seguito al moltiplicarsi delle fondazioni, il P. I santi fanno pazzie. Tutto questo era ancora poco.

Ma ora che a distanza di oltre un secolo quella pianticella si è trasformata in albero frondoso, una cosa appare certa: Ma facciamo qualche passo indietro nel tempo. María Angustias Jiménez Vera Come inizio, niente male! Comunque fu un buon inizio, segnato dalla croce e in una povertà da Betlemme.

E presto ebbero la loro prima martire della carità: Undici anni dopo era già una Congregazione di Diritto Pontificio. Pamplona , Roma , Viterbo , Nettuno , ecc. I santi non vanno in pensione. Riprendiamo il filo della biografia nella data chiave del Benedetto Menni finisce il suo lungo servizio come Provinciale.

Ed identico cammino suggeriva alle sue figlie. Pietà semplice, immediata, per nulla cerebrale. La sua giaculatoria più ricorrente era: Il nome di Gesù era costante sulle sue labbra. Questa pietà lo portava a compiere ogni cosa pensando a Lui: E questo uniformarsi al volere divino non si stancava di raccomandarlo nelle sue lettere: Carità senza limiti e molto concreta, seguendo il consiglio stesso di Gesù: Mi sta bene e me ne rallegro, ne merito ancora di più!

Menni di ripugnanti violenze verso una povera demente. Fu pure vittima di altre accuse davanti alla Congregazione dei Vescovi e Regolari, davanti al suo Superiore Generale. Menni non era debolezza e tanto meno condiscendenza bonacciona con il male. Il cammino Regale della Santa Croce. Gli rimanevano ancora due anni di vita. Cosa avrebbe fatto nel frattempo? Si sarebbe detto di lui, come si dice di alcuni personaggi biblici: Poteva ritirarsi a riposare in qualcuna delle tante case da lui fondate, lasciarsi curare dalle Suore con affetto filiale, forse scrivere le sue memorie, come fanno i grandi personaggi della storia.

In effetti, furono presi contro di lui alcuni provvedimenti che oggi ci sembrano spietati. Nel novembre gli fu proibito qualsiasi tipo di intervento, diretto o indiretto, nelle questioni della Congregazione delle Suore Ospedaliere; gli fu tolto il fedele aiutante e segretario, Fra Alfonso Galtés; gli fu vietato di vivere nelle città dove le Ospedaliere avevano case: Vale la pena contemplare il suo volto in una fotografia del tempo. Spogliato di tutto, aspettava serenamente, senza condannare nessuno, di approdare nella Patria celeste, a godervi il Signore.

Due di loro, capitate a chiedere elemosina nella zona, chiesero di vederlo: La sua salute andava peggiorando vistosamente, nonostante le affettuose premure dei Confratelli. Un secondo attacco di paresi lo ridusse alla immobilità quasi assoluta.

Cristo glorioso, che soffre in tanti esseri umani ammalati e deformi, accolse il suo piccolo buon samaritano, Fra Benedetto, con le beatifiche parole: Il Papa gli aveva replicato con amabilità: Un nuovo miracolo, la guarigione immediata e durevole, non attribuibile a farmaci né ad altre cure, di una religiosa Ospedaliera Suor Maria Nicoletta Vélaz affetta da un cancro invasivo della vescica, chiude il cammino che la Chiesa ha percorso per dichiarare la santità di questo eroico discepolo di San Giovanni di Dio, anche lui incompreso e combattuto durante la sua vita: Benedetto Menni è santo.

La canonizzazione di P. Messaggio mirabilmente sintetizzato nella preghiera liturgica figurante nel proprio della Messa di San Benedetto Menni: Allo stesso tempo, vogliamo ancora una volta soffermarci a riflettere insieme sul loro luminoso esempio di amore incondizionato a Dio e di generosa dedizione al bene spirituale e materiale dei fratelli.

Saludo con gran afecto a los peregrinos de lengua española venidos a Roma. En esta ocasión, de modo particular saludo a los Hermanos de las Escuelas Cristianas, acompañados de sus alumnos y ex-alumnos, a los Padres Pasionistas, así como a los miembros de la gran Familia Hospitalaria.

Estos Santos, hijos predilectos de la Iglesia y testigos fieles del Señor Resucitado, nos ofrecen el testimonio de una rica espiritualidad, fraguada en la fidelidad cotidiana y en la entrega incondicional a su vocación al servicio del prójimo. Ellos pertenecen a la larga serie de educadores cristianos que han dedicado su vida y sus energías a la enseñanza en la escuela católica, comprometidos en este irrenunciable servicio que la Iglesia presta a la sociedad.

Ésta, en nuestros días a veces se presenta individualista y con tentaciones de secularismo. Que su ejemplo, junto con el del P. Inocencio de la Inmaculada, mueva a los jóvenes a abrazar el estilo de vida que nos propone el evangelio, vivido con valentía y entusiasmo.

Respecto a la formación de las jóvenes generaciones, quisiera recordar el deber primordial de los padres como primeros y principales responsables de la educación de los hijos, lo cual supone que han de contar con absoluta libertad para elegir el centro docente para sus hijos. La labor que realizan sus Hermanos de religión y las Religiosas del Instituto que fundó tiene plena actualidad en el mundo actual, donde con frecuencia se margina a los débiles y a los que sufren.

Muchos de los peregrinos que habéis venido para su canonización sois voluntarios en diversos centros hospitalarios y en otros centros asistenciales. Ese servicio enriquece vuestra vida y hace crecer la capacidad de donación y acogida solidaria del prójimo, especialmente de los que sufren. Carissimi Fratelli e Sorelle! Insieme con tutta la Chiesa, lodiamo il Signore per le grandi opere che ha compiuto attraverso questi nuovi Santi.

Con questi auspici, vi affido tutti alla celeste protezione della Madonna e dei nuovi Santi, e di cuore vi benedico, insieme con le vostre famiglie e le vostre comunità. Domenica, 21 novembre La regalità di Gesù Cristo è, secondo i criteri del mondo, paradossale: Questa regalità salvifica si rivela pienamente nel sacrificio della Croce, supremo atto di misericordia, in cui si compie al tempo stesso la salvezza del mondo e il suo giudizio.

Ogni cristiano partecipa della regalità di Cristo. El reinado de Cristo se va construyendo ya en esta tierra mediante el servicio al prójimo, luchando contra el mal, el sufrimiento y las miserias humanas hasta aniquilar la muerte. La fe en Cristo resucitado hace posible el compromiso y la entrega de tantos hombres y mujeres en la transformación del mundo, para devolverlo al Padre: No temiendo derramar su sangre por Cristo, vencieron a la muerte y participan ahora de la gloria en el Reino de Dios.

Mentre perdonava els qui el mataven, exclamà: Todos ellos, como cuentan los testigos, se prepararon a la muerte como habían vivido: No son héroes de una guerra humana en la que no participaron, sino que fueron educadores de la juventud. Su espiritualidad surge de la propia experiencia del amor que Dios le tiene. Su servicio a la Orden y a la sociedad lo realizó con humildad desde la hospitalidad, con una integridad intachable que lo convierte en modelo para muchos.

Su espíritu de oración le llevó a profundizar en el misterio pascual de Cristo, fuente de comprensión del sufrimiento humano y camino para la resurrección. En este día de Cristo Rey, San Benito Menni ilumina con el ejemplo de su vida a quienes quieren seguir las huellas del Maestro por los caminos de la acogida y la hospitalidad.

Nel Convento dimostrava il suo spirito di carità, rendendosi disponibile a qualsiasi esigenza, anche la più umile.

Rendiamo grazie a Dio che, lungo i sentieri del tempo, non cessa di suscitare luminosi testimoni del suo Regno di giustizia e di pace. I dodici nuovi Santi, che oggi ho la gioia di proporre alla venerazione del Popolo di Dio, ci indicano il cammino da percorrere per giungere preparati al Grande Giubileo del Duemila. Penso, in particolare, al martirio ed alla carità cfr Incarnationis Mysterium, I Santi ci mostrano la via del Regno dei cieli, la via del Vangelo accolto radicalmente.

Ci sostenga e protegga sempre Maria, Regina di tutti i Santi, che proprio oggi contempliamo nella sua presentazione al Tempio. Sul suo esempio, possiamo anche noi collaborare fedelmente al mistero della Redenzione. Son también, un punto de referencia para evaluar los resultados. En se adquirieron los caseríos Elezgarai, Ugalde y Errotaetxe, así como diversos terrenos. De este modo, el hospital podría ampliar sus instalaciones o bien podría beneficiarse de las explotaciones ganaderas y agrícolas de los mencionados caseríos para el abastecimiento de hermanas y pacientes.

Pabellón del Sagrado Corazón en Pabellón del Sagrado Corazón en la acutalidad. Entre los años y se edificó el Pabellón de San Benito para enfermas pensionadas por las Diputaciones Provinciales. Constaba de dos naves paralelas unidas en uno de sus extremos por una galería y en el otro por un edificio de tres pisos.

En se edificó el Pabellón de San José actualmente destinado a pacientes de larga estancia. Pabellón de San José. Ese mismo año se construyó otro pabellón que constituiría la Clausura de las Hermanas. La construcción de los pabellones de San José y Clausura requirieron el embocinamiento del río en una longitud de 60 metros y el derribo de antiguos lavaderos y galerías de enlace, así como del caserío Errotaetxe.

En quedó terminada la Clausura y se levantó un nuevo pabellón para enfermas de beneficencia, el de San Juan de Dios. En , el Excmo. Obispo de Vitoria, Dr. Leopoldo Eijo y Garay, bendijo, consagró e inauguró la Iglesia de la Casa de Salud, en un acto al que asistieron las autoridades locales y provinciales. El proyecto fue obra del arquitecto Sr. Urcola y la primera piedra la bendijo y puso el Cardenal Arzobispo de Toledo, Dr.

La primera época del Hospital Aita Menni estuvo marcada por las obras constantes de ampliación y remodelación de instalaciones. Vista general en Por ello, se establecen importantes trabas legales para evitar ingresos improcedentes, aunque una vez producido éste, las expectativas de salida de los manicomios eran casi nulas. De acuerdo con la Ley de Beneficencia de , el Estado tenía la obligación de proporcionar atención sanitaria a sus ciudadanos, si bien las Diputaciones fueron asumiendo esta responsabilidad en el campo de la salud mental iniciando la construcción de manicomios, hasta que un decreto de 19 de abril de estableció que la obligación de atender a los dementes era imputable a la Diputación de cada provincia.

Los manicomios de la época eran verdaderos pudrideros de locos en los que el ambiente reinante, lejos de favorecer la buena evolución de los pacientes, contribuía a su descompensación y a su desorganización. Paulatinamente se fueron extendiendo en la sociedad la Seguridad Social y el Seguro Obligatorio de Enfermedad que se crearon siguiendo el modelo italiano. Todo ciudadano que lo solicitara podía recibir cobertura económica para consulta u hospitalización, teniendo que abonar una parte en la medida de su capacidad económica, de manera que cuando la familia no poseía recursos, la Diputación asumía el coste total de la hospitalización.

El Hospital Aita Menni mantenía relaciones institucionales con las Diputaciones de Gipuzkoa, Bizkaia, Araba y Burgos, desde donde provenían los pacientes que se atendían. La Diputación de Gipuzkoa mantuvo invariablemente a las enfermas que dependían de ella en el Hospital Aita Menni, pero a partir de , como consecuencia de la apertura de otros recursos asistenciales para situaciones agudas, el hospital se transformó en centro para la recuperación y residencia de enfermas mentales crónicas donde eran ingresadas las enfermas crónicas dependientes de dicha Diputación.

Por su parte, la Diputación de Bizkaia contaba con el manicomio de Bermeo por lo que la presencia de enfermas procedentes de este territorio histórico no fue muy significativa en los primeros años.

De todos modos, la afluencia de enfermas fue creciendo a partir de estas fechas hasta alcanzar una proporción muy elevada en el censo global de pacientes. La revolución de la psicofarmacología había comenzado. A partir de ese momento, los avances en este terreno se sucedieron a un ritmo vertiginoso: Como consecuencia, en estos años los trabajos materiales fueron dirigidos principalmente a tareas de mantenimiento y acomodación de subestructuras a necesidades variables.

A partir de entonces, el Hospital Aita Menni concertó las estancias de sus pacientes con esta institución dependiente del Departamento de Sanidad del Gobierno Vasco. En este contexto, el Hospital Aita Menni se renovó para convertirse en un instrumento moderno de terapia y rehabilitación de las funciones psíquicas y sociales deterioradas por la enfermedad mental, orientando su actividad a las pacientes que requerían estancias prolongadas en el hospital.

Para ello, se consideró muy importante proceder a la renovación de las instalaciones con una reorganización global.

Ante la función concreta que el Hospital Aita Menni debía cumplir en el marco asistencial vigente, se construyó un nuevo espacio hospitalario y residencial cuyas obras comenzaron en Vista general del Hospital Aita Menni en , poco antes de iniciarse las obras de las nuevas instalaciones.

Esta progresiva especialización conlleva no sólo la adecuación arquitectónica de los equipamientos sino también un avance en el desarrollo de la tecnología aplicada y en el esfuerzo dedicado a la investigación científica.

Per questo la festa più antica della cristianità non è il Natale, ma la Pasqua. Per questo già Ignazio di Antiochia morto al più tardi verso il d. Se ne potrebbe dedurre che Luca presuppone già nel suo vangelo la data del 25 dicembre come giorno della nascita di Gesù. Allora in quel giorno si celebrava la festa della dedicazione del tempio istituita da Giuda Maccabeo nel a.

Diceva che questa era la festa delle feste, perché in questo giorno Dio è diventato un bambinello e ha succhiato il latte come tutti gli altri bambini. Abbracciava con tenerezza e trasporto le immagini che rappresentavano Gesù Bambino e pronunciava pieno di compassione parole dolci come i pargoli.

Egli fu spinto dalla sua sete di vicinanza, di realtà, dal suo desiderio di rivivere in maniera quanto mai attuale Betlemme,di sperimentare direttamente la gioia della nascita del Bambino Gesù e di trasmetterla a tutti i suoi amici. Nella sua prima biografia Celano parla della notte del presepio in un modo che rimane sempre toccante per la gente e che ha dato un contributo decisivo alla diffusione della più bella delle usanze natalizie, quella del presepio.

La festa della risurrezione aveva concentrato lo sguardo sulla potenza di Dio che vince la morte e ci insegna a sperare nel mondo che verrà. Si tratta di una piccola località nella valle retina, in Umbria, situata a non troppa distanza da Roma, a nord est della città. Laghi e montagne hanno conferito a questo paese il suo particolare fascino e la sua silenziosa bellezza, che riesce a commuoverci ancor oggi, tanto più che non è quasi stato toccato dalla confusione del turismo di massa.

Il convento di Greccio, situato a metri di altezza, ha conservato qualcosa della semplicità delle origini; è rimasto modesto, come il paesello ai suoi piedi. La foresta lo circonda come ai tempi del Poverello e ci invita a sostare e a riflettere. Celano ricorda che Francesco aveva una particolare predilezione per gli abitanti di questa località, proprio per la loro povertà e semplicità; egli sarebbe quindi venuto spesso da quelle parti per riposarsi , attratto anche da una cella estremamente povera e isolata , in cui poteva dedicarsi indisturbato alla contemplazione delle cose celesti.

Ma torniamo al Natale del Orbene, a proposito di questo Giovanni, Celano racconta che in quella notte egli ebbe la grazia di una visione meravigliosa.

Vide immobile nella mangiatoia un bambinello, che fu risvegliato dal suo sonno dalla vicinanza di san Francesco. In questa luce vanno comprese le sue parole: Chi non ha compreso il mistero di Natale, non ha compreso la cosa decisiva del cristianesimo. Seguendo le direttive di san Francesco, durante la Santa Notte furono sistemati nella grotta di Greccio un bue e un asino. Egli aveva infatti detto al nobile Giovanni: Ma donde deriva questa usanza? Se approfondiamo questa domanda, scopriamo un particolare importante sia per le usanze natalizie, sia per la spiritualità liturgica e popolare natalizia e pasquale della Chiesa.

In Isaia 1,3 leggiamo infatti: I padri della Chiesa videro in queste parole una profezia che fa riferimento al nuovo popolo di Dio, alla Chiesa composta di giudei e pagani. Davanti a Dio tutti gli uomini, giudei e pagani, erano come buoi ed asini, privi di intelligenza e conoscenza. Ma il Bambino nella mangiatoia ha aperto loro gli occhi, cosicché ora essi riconoscono la voce del proprietario, la voce del loro Signore.

Nelle rappresentazioni medioevali del Natale vediamo come i due animali abbiano quasi volti umani, come si inchinino consapevoli e rispettosi davanti al mistero del Bambino.

Ma lo riconosciamo realmente? Perché mai gli esseri privi di ragione riconoscono e la ragione è ceca? Per trovare una risposta dobbiamo tornare ancora una volta con i Padri della Chiesa al primo Natale. Orbene, a non riconoscere fu Erode. Egli non comprese nulla quando gli parlarono del Bambino, anzi, fu ancora più accecato dalla sua sete di potere e dalla conseguente mania di persecuzione Mt 2,3. Poteva mai essere diversamente? E la nostra posizione qual è? Siamo tanto lontani dalla stalla appunto perché siamo troppo raffinati e intelligenti per questo?

Quando collochiamo le statuine nel presepio, dovremmo pregare Dio di concedere al nostro cuore quella semplicità che riconosce nel Bambino il Signore, come fece una volta Francesco a Greccio. Allora potrebbe succedere anche a noi quanto Tommaso da Celano, quasi con le stesse parole di san Luca relative ai pastori del primo Natale Lc 2,20 , dice dei partecipanti alla messa di mezzanotte di Greccio: Pubblicato da Raffaella a Una delle persone più straordinarie che ho conosciuto in questi ultimi anni è sicuramente Claudia Koll.

Cosa vuoi dirci in proposito? Ho incontrato il Signore in un momento drammatico della mia vita, in cui nessun uomo avrebbe potuto aiutarmi; solo il Signore, che scruta negli abissi del cuore, poteva farlo.

Mi sono sentita come il figlio della parabola del Figliol prodigo: Ho scoperto un Dio che è Amore e grande Misericordia. In un primo tempo ho cercato Gesù nei sofferenti, nel volontariato, negli ospedali, nei malati di AIDS e successivamente, in seguito ad un invito del VIS organizzazione internazionale non governativa che rappresenta i missionari salesiani nel mondo , mi sono confrontata con grandi ingiustizie come la fame e la povertà.

In Africa ho visto il volto di Gesù Bambino che ha scelto di essere povero fra i poveri: Ricordi qualche esperienza di fede vissuta durante la tua prima giovinezza?

La conversione è qualcosa di profondo e continuo: A volte, dimenticando noi stessi, si aprono nuovi orizzonti. Che impressioni ne hai riportato? La Madonna ha svolto un ruolo importante nella mia conversione; è stata davvero una mamma, e io mi sento Sua figlia.

In ogni appuntamento importante La sento vicina, e quando ho bisogno di riappacificarmi è sempre il Rosario la preghiera che riporta la pace nel mio cuore. Tu sei testimone della fede cattolica vissuta nella pienezza e nella gioia.

Che cosa vorresti dire ai giovani lontani dalla fede e a coloro che hanno abbandonato il cristianesimo e la Chiesa per abbracciare magari altre religioni o altre filosofie di vita? Rispetto ad altre religioni noi abbiamo un Dio che ha anche un volto; un Dio che ha sacrificato la vita per noi e che ci insegna a vivere in pienezza e a conoscerci. Fare esperienza di Dio significa anche entrare nel profondo del nostro cuore, conoscerci, e crescere quindi in umanità: Essere cristiani significa amare il fratello e ricevere il suo amore, significa sentire la presenza del Signore attraverso i nostri fratelli.

Qual è secondo te il motivo per cui molti giovani abbandonano la Chiesa? La nostra società non ci sostiene in un cammino spirituale, è una società molto materialista.

Anche la Chiesa ha le sue difficoltà. Non dobbiamo in ogni caso dimenticare che Essa è il Corpo mistico di Cristo e va quindi appoggiata, dobbiamo rimanere nella Chiesa. Non bisogna identificare la persona con Dio: La gioia di sapere che Gesù esiste.

E la gioia nasce dal sentirsi amati da Dio e dagli uomini, e nel contraccambiare questo amore. I valori più importanti nella tua vita?

Cosa ti ha spinta a voler diventare attrice? Subito dopo la mia nascita, mia mamma ed io abbiamo rischiato di morire e, come accennato prima, sono stata affidata a mia nonna, non vedente. Più tardi, quando lei stava dinnanzi al televisore e ascoltava gli sceneggiati, io le raccontavo cosa vedevo. Penso che sia da ricercare in questo vissuto il seme della mia vocazione artistica. Ho trascorso un pomeriggio intero con lui; aveva la febbre alta e tremava dalla paura. Nel volontariato e nella vita artistica?

Ho in programma un viaggio in Angola, per il VIS. Mi sento chiamata ad aiutare chi è più debole: In questi anni di volontariato con gli immigrati, ho vissuto molte storie di grande poesia. Vedendo situazioni di povertà anche dentro le nostre città, ho scoperto persone con grandi ferite morali, culturalmente non pronte a trovarsi in difficoltà; persone che hanno bisogno di ritrovare la propria dignità, il senso più profondo della propria esistenza.

Attraverso il cinema mi piacerebbe raccontare alcune di queste realtà molto toccanti. Come vedi oggi il mondo della televisione e del cinema? Ci sono degli elementi positivi e ho molta speranza nel futuro.

Credo che siano tempi maturi perché nasca qualcosa di diverso. Qual è, secondo te, la missione di un artista? Oggi, il male enfatizzato dai mass-media ferisce la nostra anima e la nostra speranza. Un tuo commento in proposito. Penso che la bellezza sia importante. Un bel tramonto ci parla di Dio e ci apre il cuore; un bel brano musicale ci fa sentire migliori. Nella bellezza incontriamo Dio. Dio è bellezza, è amore, è armonia, è pace. Per concludere, un messaggio, una citazione per i nostri lettori.

Grazie Claudia e arrivederci in Svizzera! Roma, 4 novembre Le analisi proseguiranno e si stima che su una popolazione infantile di 43 mila soggetti si possa arrivare a diagnosi di celiachia. Chi aderirà potrà mettersi direttamente in contatto con il bambino adottato, del quale saranno fornite foto ed indirizzo. Roberta Castellani, Aic Empoli, tel.

Associazione Livornese di solidarietà con il popolo Saharawi, tel. La pace non è un livello ormai raggiunto è un livello superiore, a cui sempre tutti e ciascuno dobbiamo aspirare. La recente pubblicazione, con la prefazione del cardinale Renato Raffaele Martino, raccoglie gli atti che hanno condotto la Chiesa beneventana attraverso un intenso itinerario culturale-spirituale-pastorale sulle orme dei grandi testimoni della speranza in terra sannita: Il volume raccoglie gli interventi di relatori illustri che oltre ad essere grandi maestri sono insieme formidabili testimoni: Una ricchezza di contenuti e messaggi da non disperdere dopo tanto lavoro.

Nella prefazione il card. La Chiesa non deve temere scelte forti e decisive. Una storia travagliata e confusa fatta di fragilità, vizi e insoddisfazioni, fino alla ricerca di un Dio smarrito lungo i sentieri della superficialità. Tra i tanti avvenimenti, il più toccante, il ricordo della nonna non vedente che con la sua fede semplice e convinta diviene testimone di luce e di speranza per la piccola Claudia che anche nel buio della notte rimane legata alla nonna attraverso un tenue filo di lana che unisce i due polsi.

La delicatezza di una presenza che ama senza imporsi. Il 26 novembre Claudia Koll è andata in Etiopia, con il presidente del Vis Antonio Raimondi, per portare i primi aiuti. Un viaggio coraggioso di 7 giorni che ha toccato Addis Abeba, Dilla e Zway.

Il toccante diario del viaggio sta uscendo a puntate sul settimanale Gente. Claudia Colacione Koll nasce a Roma nel Appassionata di tango, è anche interprete dello spettacolo teatrale Teatro Fantastico di Buenos Aires.

Intervista esclusiva al card. Mi sento ancora pastore solo che è cambiato il modo di esserlo: Qui lo incontro nel suo studio tappezzato di libri, sotto lo sguardo di una statua della Madonnina del Duomo di Milano.

Dalle finestre, nei giorni limpidi si vede il mare. Ricordo di esser stato invaso da una grande esperienza dello Spirito, fonte di gioia e fiducia. Nei primi tempi a Milano lei ha davvero percorso le strade della città…. E quindi da parte mio lo sforzo di rendermi il più possibile presente. Ma in certi luoghi sono tornato spesso. Il prevosto di Sesto San Giovanni ha contato circa 50 mie visite in quella città.

Decisi di recarmi subito e mi inginocchiai in quel corridoio dove giaceva a terra il corpo coperto da un lenzuolo. Fu il primo impatto diretto. Ricordo il clima di paura e di incertezza perché chiunque poteva esser colpito.

Quello che apprezzai di Milano in quei giorni fu il coraggio, la resistenza civile, la voglia di non cedere. Di quegli anni ricordo un episodio che allora fece molto scalpore: Uno di loro mi chiese di battezzare il suo bambino che era nato in carcere in circostanze eccezionali.

Poco dopo numerose armi vennero consegnate in arcivescovado. Furono anni molto difficili soprattutto per i casi di suicidio in carcere. Ricordo che quando fu arrestato Mario Chiesa ero in Terra Santa e dissi: Fu un momento duro sia per la corruzione sia per certe forme di reazione alla corruzione.

Quegli anni hanno conosciuto anche una singolare fame della Parola di Dio da parte dei giovani…Ricordo che un gruppo di giovani di Azione cattolica mi chiese di spiegare loro come pregare partendo dalla Scrittura. Proposi loro di ritrovarci in Duomo e io avrei risposto alla loro domanda.

La prima sera scesi in Duomo con molto timore perché pensavo di trovare cento persone. Erano molte di più. La seconda sera, pensavo, saranno la metà. Ogni volta che scendevo in Duomo non osavo guardare perché pensavo fosse vuoto, poi mi accorgevo che era pieno e prendevo coraggio. Imparai a capire quanto i giovani sono capaci di pregare e fare silenzio.

Il vescovo deve essere prescrittivo? I l suo episcopato è stato caratterizzato anche da una singolare attenzione ai non credenti. Pensiamo alla Cattedra dei non credenti…. E mi ha stupito il fatto che tra le molte lettere che ho ricevuto lasciando la diocesi molte erano di non credenti o non praticanti che riconoscevano un qualche legame spirituale con il mio ministero.

Questo mi ha molto confortato. Lei ha proposto cammini precisi per la Chiesa diocesana non sempre recepiti dai diversi movimenti presenti in diocesi…. Mi pare che il vescovo deve anzitutto guardare Gesù e in Lui la Chiesa e da qui trarre il discernimento per la sua Chiesa. Per me, vescovo, è sempre stato importante questo sguardo di sintesi secondo lo spirito del Vangelo giudicando ogni cosa alla luce del Discorso della Montagna. Si ripete spesso, come uno stereotipo, che lei è persona schiva e riservata.

Eppure ha saputo comunicare con efficacia…. E quando parlo ad altri comunico loro il mio cammino di intuizione. Chi è troppo intelligente lancia le sue idee sulla gente come se le avessero già capite.

Chi fa personalmente fatica sa comunicare agli altri questa fatica e quindi forse si spiega meglio. Ci sono certamente sofferenze soprattutto quando non si sa camminare secondo il Vangelo, ma sono stato molto aiutato, dai miei collaboratori e dalla gente. Mi sono sempre sentito un vescovo educato dal suo popolo.

Sento di avere il mio gregge come prima, perché ogni giorno prego a lungo per i preti, i laici, le parrocchie, le iniziative diocesane.

Carissimi presbiteri, diaconi, consacrati e fedeli laici della nostra Chiesa ambrosiana,. Chi è il vescovo che da questo momento attendiamo? Voglio essere il primo ad annunciarne il nome. Ce lo manda il papa Giovanni Paolo II e noi dal suo cuore lo riceviamo.

È il Padre Carlo M. I l venticinquesimo di episcopato del cardinale Carlo Maria Martini. Ordinato vescovo nella Basilica di San Pietro il 6 gennaio , dopo poco più di un mese, il 10 febbraio dello stesso anno, monsignor Martini fece il suo Ingresso nella nostra Diocesi. Con vero affetto di figli, in questo giubileo del suo episcopato, al carissimo cardinale Martini vogliamo esprimere tutta la nostra commossa e sincera gratitudine.

Lo ringraziamo anche — e non meno! In questa terra — erede di un immenso patrimonio spirituale, irrorata dal sangue dei martiri e arricchita nel corso dei secoli dalla testimonianza dei suoi santi e pastori e di tanti uomini e donne dalla fede limpida e operosa — egli venne e visse animato da una profonda e instancabile passione: A tutti ha indicato Cristo, come colui che è tutto per noi e che ci è necessario.

Con la sua parola, la sua vita, la sua testimonianza, ci ha insegnato ad amare la Chiesa. Queste stesse parole sono anche per ciascuno di noi e ci indicano di nuovo la strada. È la strada di Cristo che si è fatto nostro fratello, che prendendo carne umana dal grembo della vergine Maria si è per sempre imparentato con noi, si è fatto nostro cibo di vita eterna, si è lasciato inchiodare sulla Croce per garantirci che il suo amore per noi non finirà mai.

Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre! Ma il cardinale Martini, che in questi giorni è a Gerusalemme, da me invitato, ha manifestato il desiderio che la celebrazione del suo giubileo episcopale venisse rimandata di qualche tempo. Il secondo momento, particolarmente riservato ai Presbiteri e ai Diaconi, si svolgerà con una celebrazione, sempre presieduta dal cardinale Martini, alle ore È questo che il Signore attende da noi.

Milano, 29 dicembre Per il cardinale Carlo Maria Martini, che oggi ricorda il venticinquesimo anniversario di Ordinazione episcopale: Esso li ha condotti per le vie di quelle terre verso le quali anche gli avvenimenti contemporanei spesso richiamano la nostra attenzione. Proprio a questo bambino andarono quegli uomini insoliti, chiamati fuori dalla cerchia del popolo eletto verso le vie della storia di questo popolo.

La loro via è anche la via dello Spirito. È soprattutto la via nello Spirito Santo. Il più grande tesoro della Chiesa è il suo sposo: Sia il Cristo deposto sul fieno in una mangiatoia, come pure il Cristo che muore sulla croce. Egli è un tesoro inesauribile. La Chiesa continuamente stende la mano a questo tesoro per attingere ad esso. E attingendo non lo diminuisce, ma lo aumenta. Tali sono i principi della economia divina. Stende la mano, dunque, la Chiesa al tesoro della natività e della crocifissione, al tesoro della incarnazione e della redenzione.

Ed attingendo ad esso, non impoverisce quel tesoro ma lo moltiplica. Non è soltanto un mago che cammina per le strade impraticabili del mondo verso la soglia del mistero. Il suo compito è di aprire questo mistero ed attingere ad esso.

Più generosamente attinge, più grandemente moltiplica. Ricordate, carissimi, che lo Spirito Santo vi costituisce oggi in mezzo alla Chiesa affinché, attingendo abbondantemente al tesoro della natività e della redenzione, lo moltiplichiate con la vostra vita e il vostro ministero. Da questo tesoro si trae sempre oro, incenso e mirra. Di tale triplice dono deve rivestirsi la vostra vita, dato che siete chiamati per offrire a Dio in Cristo e nella Chiesa il vostro amore, la vostra preghiera e la vostra sofferenza.

Tuttavia, essendo voi costituiti in mezzo al Popolo di Dio come Pastori ed insieme come servi, il vostro dono personale deve crescere in questo popolo. Fecit eum Dominus crescere in plebem suam. La vostra vocazione è il dono di tutto il popolo. Tali doni non debbono essere sprecati né andare perduti. Questo dono proviene dalle esperienze della generazione alla quale il Vescovo stesso appartiene. Proviene dalla vita di centinaia, migliaia e milioni di uomini, suoi fratelli e sorelle.

Egli stesso, il Vescovo, è il servo del dono. Colui che custodisce e che moltiplica. Il Vescovo è colui che custodisce il dono, è colui che risveglia il dono nei cuori, nelle coscienze, nelle esperienze difficili della sua epoca, nelle sue aspirazioni e nei suoi smarrimenti, nella sua civilizzazione. Giungono per la strada della fede. Voi ricevete questo sacramento per trovarvi sulla strada di tanti uomini, ai quali vi manda il Signore; per intraprendere insieme con loro questa strada, camminando, come i magi, dietro la stella; e quanto spesso per fare loro vedere la stella, che in qualche parte ha cessato di splendere, in qualche parte si è smarrita… per mostrarla ad essi di nuovo!

Entrate anche voi, cari fratelli, su questa grande strada della Chiesa, che è tracciata dalla successione apostolica alle singole sedi vescovili. Con gioia e fiducia la Chiesa di Milano saluta colui che deve essere il suo nuovo Vescovo e Pastore, il nuovo amministratore del dono, di cui ho parlato, e il nuovo testimone della stella, di quella stella che conduce infallibilmente a Betlemme. È il sacramento delle numerose strade, che percorre la Chiesa, seguendo la stella di Betlemme, insieme con ogni uomo.

Entrate su queste strade, venerati e cari fratelli, portate su di esse oro, incenso e mirra. Portateli con umiltà e con fiducia. Portateli con prodezza e con costanza. Fu una accoglienza semplice, ma molto affettuosa quella della gente del Quartiere Ticinese.

Il nuovo Arcivescovo, in un breve ed emozionato saluto, rispose rifacendosi al Libro degli Atti al cap. Pochi minuti dopo, in Duomo, nella sua prima omelia, aggiungerà: Tantissimi gli sguardi incuriositi, fissi sul nuovo Arcivescovo, sulla sua figura di uomo imponente e fine, raccolta in un mantello nero che lo avvolgeva tutto facendolo sembrare ancora più grande.

Le cronache di allora parlano di decine di migliaia di milanesi accorsi a salutare il nuovo Arcivescovo. Il cammino fu di meditazione e di preghiera. Le tre soste di riflessione lungo il cammino anticipavano già alcune linee di fondo del suo ministero: A Milano che dà lavoro a tanta gente, anche di Paesi lontani, perché rispettosa dei diritti di tutti, non perda il suo volto umano e si sviluppi nella giustizia e nella fraternità; la vicinanza ad ogni sofferenza.

I milanesi si accorsero subito della serietà che il loro Arcivescovo avrebbe sempre annesso a ogni momento di preghiera. Quella stessa sera ci fu un incontro, fuori programma, con i giovani.

La notte scese presto sulla città: Anche lui aveva vissuto tante emozioni. Due mi avevano colpito: La seconda richiesta fu di chiamare al telefono, quella stessa sera, il cardinale Giovanni Colombo, lontano da Milano per un periodo di riposo. Non so cosa si siano detti, posso solo immaginarlo.

Quanto avvenne nei 22 anni successivi fu la conferma di quanto i milanesi avevano intuito già da quel primo incontro. Grazie, Eminenza, non scorderemo mai!

Questo aspetto del ministero del vescovo è il più importante: Mi sono accorto che egli ha saputo mantenere viva la fiamma interiore della gioiosa consapevolezza di compiere un servizio come risposta a una chiamata, di amare il Signore dedicandosi, senza risparmio, alla crescita del suo popolo. Alla domanda del giornalista:

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Allora Gesù dice che se questo messaggio non getta radici in loro, ma rimane in superficie, al momento della persecuzione vengono meno. La misura con la quale misurate, sarete misurati anche voi, anzi vi sarà aggiunto in più. Babyliss Curl saranno a disposizione del pubblico esponendo le proprie creazioni. Messaggio mirabilmente sintetizzato nella preghiera liturgica figurante nel proprio della Messa di San Benedetto Menni:

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Ma facciamo qualche passo indietro nel tempo. María Angustias Jiménez Vera Come inizio, niente male! Comunque fu un buon inizio, segnato dalla croce e in una povertà da Betlemme. E presto ebbero la loro prima martire della carità: Undici anni dopo era già una Congregazione di Diritto Pontificio. Pamplona , Roma , Viterbo , Nettuno , ecc. I santi non vanno in pensione. Riprendiamo il filo della biografia nella data chiave del Benedetto Menni finisce il suo lungo servizio come Provinciale. Ed identico cammino suggeriva alle sue figlie.

Pietà semplice, immediata, per nulla cerebrale. La sua giaculatoria più ricorrente era: Il nome di Gesù era costante sulle sue labbra. Questa pietà lo portava a compiere ogni cosa pensando a Lui: E questo uniformarsi al volere divino non si stancava di raccomandarlo nelle sue lettere: Carità senza limiti e molto concreta, seguendo il consiglio stesso di Gesù: Mi sta bene e me ne rallegro, ne merito ancora di più!

Menni di ripugnanti violenze verso una povera demente. Fu pure vittima di altre accuse davanti alla Congregazione dei Vescovi e Regolari, davanti al suo Superiore Generale. Menni non era debolezza e tanto meno condiscendenza bonacciona con il male. Il cammino Regale della Santa Croce. Gli rimanevano ancora due anni di vita. Cosa avrebbe fatto nel frattempo?

Si sarebbe detto di lui, come si dice di alcuni personaggi biblici: Poteva ritirarsi a riposare in qualcuna delle tante case da lui fondate, lasciarsi curare dalle Suore con affetto filiale, forse scrivere le sue memorie, come fanno i grandi personaggi della storia. In effetti, furono presi contro di lui alcuni provvedimenti che oggi ci sembrano spietati. Nel novembre gli fu proibito qualsiasi tipo di intervento, diretto o indiretto, nelle questioni della Congregazione delle Suore Ospedaliere; gli fu tolto il fedele aiutante e segretario, Fra Alfonso Galtés; gli fu vietato di vivere nelle città dove le Ospedaliere avevano case: Vale la pena contemplare il suo volto in una fotografia del tempo.

Spogliato di tutto, aspettava serenamente, senza condannare nessuno, di approdare nella Patria celeste, a godervi il Signore.

Due di loro, capitate a chiedere elemosina nella zona, chiesero di vederlo: La sua salute andava peggiorando vistosamente, nonostante le affettuose premure dei Confratelli. Un secondo attacco di paresi lo ridusse alla immobilità quasi assoluta. Cristo glorioso, che soffre in tanti esseri umani ammalati e deformi, accolse il suo piccolo buon samaritano, Fra Benedetto, con le beatifiche parole: Il Papa gli aveva replicato con amabilità: Un nuovo miracolo, la guarigione immediata e durevole, non attribuibile a farmaci né ad altre cure, di una religiosa Ospedaliera Suor Maria Nicoletta Vélaz affetta da un cancro invasivo della vescica, chiude il cammino che la Chiesa ha percorso per dichiarare la santità di questo eroico discepolo di San Giovanni di Dio, anche lui incompreso e combattuto durante la sua vita: Benedetto Menni è santo.

La canonizzazione di P. Messaggio mirabilmente sintetizzato nella preghiera liturgica figurante nel proprio della Messa di San Benedetto Menni: Allo stesso tempo, vogliamo ancora una volta soffermarci a riflettere insieme sul loro luminoso esempio di amore incondizionato a Dio e di generosa dedizione al bene spirituale e materiale dei fratelli. Saludo con gran afecto a los peregrinos de lengua española venidos a Roma.

En esta ocasión, de modo particular saludo a los Hermanos de las Escuelas Cristianas, acompañados de sus alumnos y ex-alumnos, a los Padres Pasionistas, así como a los miembros de la gran Familia Hospitalaria. Estos Santos, hijos predilectos de la Iglesia y testigos fieles del Señor Resucitado, nos ofrecen el testimonio de una rica espiritualidad, fraguada en la fidelidad cotidiana y en la entrega incondicional a su vocación al servicio del prójimo.

Ellos pertenecen a la larga serie de educadores cristianos que han dedicado su vida y sus energías a la enseñanza en la escuela católica, comprometidos en este irrenunciable servicio que la Iglesia presta a la sociedad. Ésta, en nuestros días a veces se presenta individualista y con tentaciones de secularismo. Que su ejemplo, junto con el del P. Inocencio de la Inmaculada, mueva a los jóvenes a abrazar el estilo de vida que nos propone el evangelio, vivido con valentía y entusiasmo.

Respecto a la formación de las jóvenes generaciones, quisiera recordar el deber primordial de los padres como primeros y principales responsables de la educación de los hijos, lo cual supone que han de contar con absoluta libertad para elegir el centro docente para sus hijos. La labor que realizan sus Hermanos de religión y las Religiosas del Instituto que fundó tiene plena actualidad en el mundo actual, donde con frecuencia se margina a los débiles y a los que sufren. Muchos de los peregrinos que habéis venido para su canonización sois voluntarios en diversos centros hospitalarios y en otros centros asistenciales.

Ese servicio enriquece vuestra vida y hace crecer la capacidad de donación y acogida solidaria del prójimo, especialmente de los que sufren. Carissimi Fratelli e Sorelle! Insieme con tutta la Chiesa, lodiamo il Signore per le grandi opere che ha compiuto attraverso questi nuovi Santi. Con questi auspici, vi affido tutti alla celeste protezione della Madonna e dei nuovi Santi, e di cuore vi benedico, insieme con le vostre famiglie e le vostre comunità.

Domenica, 21 novembre La regalità di Gesù Cristo è, secondo i criteri del mondo, paradossale: Questa regalità salvifica si rivela pienamente nel sacrificio della Croce, supremo atto di misericordia, in cui si compie al tempo stesso la salvezza del mondo e il suo giudizio. Ogni cristiano partecipa della regalità di Cristo. El reinado de Cristo se va construyendo ya en esta tierra mediante el servicio al prójimo, luchando contra el mal, el sufrimiento y las miserias humanas hasta aniquilar la muerte.

La fe en Cristo resucitado hace posible el compromiso y la entrega de tantos hombres y mujeres en la transformación del mundo, para devolverlo al Padre: No temiendo derramar su sangre por Cristo, vencieron a la muerte y participan ahora de la gloria en el Reino de Dios. Mentre perdonava els qui el mataven, exclamà: Todos ellos, como cuentan los testigos, se prepararon a la muerte como habían vivido: No son héroes de una guerra humana en la que no participaron, sino que fueron educadores de la juventud.

Su espiritualidad surge de la propia experiencia del amor que Dios le tiene. Su servicio a la Orden y a la sociedad lo realizó con humildad desde la hospitalidad, con una integridad intachable que lo convierte en modelo para muchos. Su espíritu de oración le llevó a profundizar en el misterio pascual de Cristo, fuente de comprensión del sufrimiento humano y camino para la resurrección.

En este día de Cristo Rey, San Benito Menni ilumina con el ejemplo de su vida a quienes quieren seguir las huellas del Maestro por los caminos de la acogida y la hospitalidad. Nel Convento dimostrava il suo spirito di carità, rendendosi disponibile a qualsiasi esigenza, anche la più umile. Rendiamo grazie a Dio che, lungo i sentieri del tempo, non cessa di suscitare luminosi testimoni del suo Regno di giustizia e di pace.

I dodici nuovi Santi, che oggi ho la gioia di proporre alla venerazione del Popolo di Dio, ci indicano il cammino da percorrere per giungere preparati al Grande Giubileo del Duemila. Penso, in particolare, al martirio ed alla carità cfr Incarnationis Mysterium, I Santi ci mostrano la via del Regno dei cieli, la via del Vangelo accolto radicalmente.

Ci sostenga e protegga sempre Maria, Regina di tutti i Santi, che proprio oggi contempliamo nella sua presentazione al Tempio. Sul suo esempio, possiamo anche noi collaborare fedelmente al mistero della Redenzione. Son también, un punto de referencia para evaluar los resultados. En se adquirieron los caseríos Elezgarai, Ugalde y Errotaetxe, así como diversos terrenos. De este modo, el hospital podría ampliar sus instalaciones o bien podría beneficiarse de las explotaciones ganaderas y agrícolas de los mencionados caseríos para el abastecimiento de hermanas y pacientes.

Pabellón del Sagrado Corazón en Pabellón del Sagrado Corazón en la acutalidad. Entre los años y se edificó el Pabellón de San Benito para enfermas pensionadas por las Diputaciones Provinciales. Constaba de dos naves paralelas unidas en uno de sus extremos por una galería y en el otro por un edificio de tres pisos.

En se edificó el Pabellón de San José actualmente destinado a pacientes de larga estancia. Pabellón de San José. Ese mismo año se construyó otro pabellón que constituiría la Clausura de las Hermanas. La construcción de los pabellones de San José y Clausura requirieron el embocinamiento del río en una longitud de 60 metros y el derribo de antiguos lavaderos y galerías de enlace, así como del caserío Errotaetxe. En quedó terminada la Clausura y se levantó un nuevo pabellón para enfermas de beneficencia, el de San Juan de Dios.

En , el Excmo. Obispo de Vitoria, Dr. Leopoldo Eijo y Garay, bendijo, consagró e inauguró la Iglesia de la Casa de Salud, en un acto al que asistieron las autoridades locales y provinciales.

El proyecto fue obra del arquitecto Sr. Urcola y la primera piedra la bendijo y puso el Cardenal Arzobispo de Toledo, Dr. La primera época del Hospital Aita Menni estuvo marcada por las obras constantes de ampliación y remodelación de instalaciones. Vista general en Por ello, se establecen importantes trabas legales para evitar ingresos improcedentes, aunque una vez producido éste, las expectativas de salida de los manicomios eran casi nulas.

De acuerdo con la Ley de Beneficencia de , el Estado tenía la obligación de proporcionar atención sanitaria a sus ciudadanos, si bien las Diputaciones fueron asumiendo esta responsabilidad en el campo de la salud mental iniciando la construcción de manicomios, hasta que un decreto de 19 de abril de estableció que la obligación de atender a los dementes era imputable a la Diputación de cada provincia.

Los manicomios de la época eran verdaderos pudrideros de locos en los que el ambiente reinante, lejos de favorecer la buena evolución de los pacientes, contribuía a su descompensación y a su desorganización.

Paulatinamente se fueron extendiendo en la sociedad la Seguridad Social y el Seguro Obligatorio de Enfermedad que se crearon siguiendo el modelo italiano. Todo ciudadano que lo solicitara podía recibir cobertura económica para consulta u hospitalización, teniendo que abonar una parte en la medida de su capacidad económica, de manera que cuando la familia no poseía recursos, la Diputación asumía el coste total de la hospitalización.

El Hospital Aita Menni mantenía relaciones institucionales con las Diputaciones de Gipuzkoa, Bizkaia, Araba y Burgos, desde donde provenían los pacientes que se atendían. La Diputación de Gipuzkoa mantuvo invariablemente a las enfermas que dependían de ella en el Hospital Aita Menni, pero a partir de , como consecuencia de la apertura de otros recursos asistenciales para situaciones agudas, el hospital se transformó en centro para la recuperación y residencia de enfermas mentales crónicas donde eran ingresadas las enfermas crónicas dependientes de dicha Diputación.

Por su parte, la Diputación de Bizkaia contaba con el manicomio de Bermeo por lo que la presencia de enfermas procedentes de este territorio histórico no fue muy significativa en los primeros años.

De todos modos, la afluencia de enfermas fue creciendo a partir de estas fechas hasta alcanzar una proporción muy elevada en el censo global de pacientes. La revolución de la psicofarmacología había comenzado.

A partir de ese momento, los avances en este terreno se sucedieron a un ritmo vertiginoso: Como consecuencia, en estos años los trabajos materiales fueron dirigidos principalmente a tareas de mantenimiento y acomodación de subestructuras a necesidades variables.

A partir de entonces, el Hospital Aita Menni concertó las estancias de sus pacientes con esta institución dependiente del Departamento de Sanidad del Gobierno Vasco. En este contexto, el Hospital Aita Menni se renovó para convertirse en un instrumento moderno de terapia y rehabilitación de las funciones psíquicas y sociales deterioradas por la enfermedad mental, orientando su actividad a las pacientes que requerían estancias prolongadas en el hospital. Para ello, se consideró muy importante proceder a la renovación de las instalaciones con una reorganización global.

Ante la función concreta que el Hospital Aita Menni debía cumplir en el marco asistencial vigente, se construyó un nuevo espacio hospitalario y residencial cuyas obras comenzaron en Vista general del Hospital Aita Menni en , poco antes de iniciarse las obras de las nuevas instalaciones. Esta progresiva especialización conlleva no sólo la adecuación arquitectónica de los equipamientos sino también un avance en el desarrollo de la tecnología aplicada y en el esfuerzo dedicado a la investigación científica.

Per questo la festa più antica della cristianità non è il Natale, ma la Pasqua. Per questo già Ignazio di Antiochia morto al più tardi verso il d. Se ne potrebbe dedurre che Luca presuppone già nel suo vangelo la data del 25 dicembre come giorno della nascita di Gesù. Allora in quel giorno si celebrava la festa della dedicazione del tempio istituita da Giuda Maccabeo nel a.

Diceva che questa era la festa delle feste, perché in questo giorno Dio è diventato un bambinello e ha succhiato il latte come tutti gli altri bambini. Abbracciava con tenerezza e trasporto le immagini che rappresentavano Gesù Bambino e pronunciava pieno di compassione parole dolci come i pargoli.

Egli fu spinto dalla sua sete di vicinanza, di realtà, dal suo desiderio di rivivere in maniera quanto mai attuale Betlemme,di sperimentare direttamente la gioia della nascita del Bambino Gesù e di trasmetterla a tutti i suoi amici. Nella sua prima biografia Celano parla della notte del presepio in un modo che rimane sempre toccante per la gente e che ha dato un contributo decisivo alla diffusione della più bella delle usanze natalizie, quella del presepio.

La festa della risurrezione aveva concentrato lo sguardo sulla potenza di Dio che vince la morte e ci insegna a sperare nel mondo che verrà. Si tratta di una piccola località nella valle retina, in Umbria, situata a non troppa distanza da Roma, a nord est della città. Laghi e montagne hanno conferito a questo paese il suo particolare fascino e la sua silenziosa bellezza, che riesce a commuoverci ancor oggi, tanto più che non è quasi stato toccato dalla confusione del turismo di massa.

Il convento di Greccio, situato a metri di altezza, ha conservato qualcosa della semplicità delle origini; è rimasto modesto, come il paesello ai suoi piedi. La foresta lo circonda come ai tempi del Poverello e ci invita a sostare e a riflettere. Celano ricorda che Francesco aveva una particolare predilezione per gli abitanti di questa località, proprio per la loro povertà e semplicità; egli sarebbe quindi venuto spesso da quelle parti per riposarsi , attratto anche da una cella estremamente povera e isolata , in cui poteva dedicarsi indisturbato alla contemplazione delle cose celesti.

Ma torniamo al Natale del Orbene, a proposito di questo Giovanni, Celano racconta che in quella notte egli ebbe la grazia di una visione meravigliosa. Vide immobile nella mangiatoia un bambinello, che fu risvegliato dal suo sonno dalla vicinanza di san Francesco.

In questa luce vanno comprese le sue parole: Chi non ha compreso il mistero di Natale, non ha compreso la cosa decisiva del cristianesimo. Seguendo le direttive di san Francesco, durante la Santa Notte furono sistemati nella grotta di Greccio un bue e un asino. Egli aveva infatti detto al nobile Giovanni: Ma donde deriva questa usanza? Se approfondiamo questa domanda, scopriamo un particolare importante sia per le usanze natalizie, sia per la spiritualità liturgica e popolare natalizia e pasquale della Chiesa.

In Isaia 1,3 leggiamo infatti: I padri della Chiesa videro in queste parole una profezia che fa riferimento al nuovo popolo di Dio, alla Chiesa composta di giudei e pagani. Davanti a Dio tutti gli uomini, giudei e pagani, erano come buoi ed asini, privi di intelligenza e conoscenza. Ma il Bambino nella mangiatoia ha aperto loro gli occhi, cosicché ora essi riconoscono la voce del proprietario, la voce del loro Signore. Nelle rappresentazioni medioevali del Natale vediamo come i due animali abbiano quasi volti umani, come si inchinino consapevoli e rispettosi davanti al mistero del Bambino.

Ma lo riconosciamo realmente? Perché mai gli esseri privi di ragione riconoscono e la ragione è ceca? Per trovare una risposta dobbiamo tornare ancora una volta con i Padri della Chiesa al primo Natale. Orbene, a non riconoscere fu Erode. Egli non comprese nulla quando gli parlarono del Bambino, anzi, fu ancora più accecato dalla sua sete di potere e dalla conseguente mania di persecuzione Mt 2,3.

Poteva mai essere diversamente? E la nostra posizione qual è? Siamo tanto lontani dalla stalla appunto perché siamo troppo raffinati e intelligenti per questo? Quando collochiamo le statuine nel presepio, dovremmo pregare Dio di concedere al nostro cuore quella semplicità che riconosce nel Bambino il Signore, come fece una volta Francesco a Greccio.

Allora potrebbe succedere anche a noi quanto Tommaso da Celano, quasi con le stesse parole di san Luca relative ai pastori del primo Natale Lc 2,20 , dice dei partecipanti alla messa di mezzanotte di Greccio: Pubblicato da Raffaella a Una delle persone più straordinarie che ho conosciuto in questi ultimi anni è sicuramente Claudia Koll.

Cosa vuoi dirci in proposito? Ho incontrato il Signore in un momento drammatico della mia vita, in cui nessun uomo avrebbe potuto aiutarmi; solo il Signore, che scruta negli abissi del cuore, poteva farlo. Mi sono sentita come il figlio della parabola del Figliol prodigo: Ho scoperto un Dio che è Amore e grande Misericordia. In un primo tempo ho cercato Gesù nei sofferenti, nel volontariato, negli ospedali, nei malati di AIDS e successivamente, in seguito ad un invito del VIS organizzazione internazionale non governativa che rappresenta i missionari salesiani nel mondo , mi sono confrontata con grandi ingiustizie come la fame e la povertà.

In Africa ho visto il volto di Gesù Bambino che ha scelto di essere povero fra i poveri: Ricordi qualche esperienza di fede vissuta durante la tua prima giovinezza?

La conversione è qualcosa di profondo e continuo: A volte, dimenticando noi stessi, si aprono nuovi orizzonti. Che impressioni ne hai riportato? La Madonna ha svolto un ruolo importante nella mia conversione; è stata davvero una mamma, e io mi sento Sua figlia. In ogni appuntamento importante La sento vicina, e quando ho bisogno di riappacificarmi è sempre il Rosario la preghiera che riporta la pace nel mio cuore.

Tu sei testimone della fede cattolica vissuta nella pienezza e nella gioia. Che cosa vorresti dire ai giovani lontani dalla fede e a coloro che hanno abbandonato il cristianesimo e la Chiesa per abbracciare magari altre religioni o altre filosofie di vita? Rispetto ad altre religioni noi abbiamo un Dio che ha anche un volto; un Dio che ha sacrificato la vita per noi e che ci insegna a vivere in pienezza e a conoscerci. Fare esperienza di Dio significa anche entrare nel profondo del nostro cuore, conoscerci, e crescere quindi in umanità: Essere cristiani significa amare il fratello e ricevere il suo amore, significa sentire la presenza del Signore attraverso i nostri fratelli.

Qual è secondo te il motivo per cui molti giovani abbandonano la Chiesa? La nostra società non ci sostiene in un cammino spirituale, è una società molto materialista. Anche la Chiesa ha le sue difficoltà. Non dobbiamo in ogni caso dimenticare che Essa è il Corpo mistico di Cristo e va quindi appoggiata, dobbiamo rimanere nella Chiesa.

Non bisogna identificare la persona con Dio: La gioia di sapere che Gesù esiste. E la gioia nasce dal sentirsi amati da Dio e dagli uomini, e nel contraccambiare questo amore. I valori più importanti nella tua vita? Cosa ti ha spinta a voler diventare attrice? Subito dopo la mia nascita, mia mamma ed io abbiamo rischiato di morire e, come accennato prima, sono stata affidata a mia nonna, non vedente.

Più tardi, quando lei stava dinnanzi al televisore e ascoltava gli sceneggiati, io le raccontavo cosa vedevo. Penso che sia da ricercare in questo vissuto il seme della mia vocazione artistica. Ho trascorso un pomeriggio intero con lui; aveva la febbre alta e tremava dalla paura. Nel volontariato e nella vita artistica? Ho in programma un viaggio in Angola, per il VIS. Mi sento chiamata ad aiutare chi è più debole: In questi anni di volontariato con gli immigrati, ho vissuto molte storie di grande poesia.

Vedendo situazioni di povertà anche dentro le nostre città, ho scoperto persone con grandi ferite morali, culturalmente non pronte a trovarsi in difficoltà; persone che hanno bisogno di ritrovare la propria dignità, il senso più profondo della propria esistenza. Attraverso il cinema mi piacerebbe raccontare alcune di queste realtà molto toccanti.

Come vedi oggi il mondo della televisione e del cinema? Ci sono degli elementi positivi e ho molta speranza nel futuro.

Credo che siano tempi maturi perché nasca qualcosa di diverso. Qual è, secondo te, la missione di un artista? Oggi, il male enfatizzato dai mass-media ferisce la nostra anima e la nostra speranza. Un tuo commento in proposito.

Penso che la bellezza sia importante. Un bel tramonto ci parla di Dio e ci apre il cuore; un bel brano musicale ci fa sentire migliori. Nella bellezza incontriamo Dio. Dio è bellezza, è amore, è armonia, è pace. Per concludere, un messaggio, una citazione per i nostri lettori.

Grazie Claudia e arrivederci in Svizzera! Roma, 4 novembre Le analisi proseguiranno e si stima che su una popolazione infantile di 43 mila soggetti si possa arrivare a diagnosi di celiachia. Chi aderirà potrà mettersi direttamente in contatto con il bambino adottato, del quale saranno fornite foto ed indirizzo.

Roberta Castellani, Aic Empoli, tel. Associazione Livornese di solidarietà con il popolo Saharawi, tel. La pace non è un livello ormai raggiunto è un livello superiore, a cui sempre tutti e ciascuno dobbiamo aspirare. La recente pubblicazione, con la prefazione del cardinale Renato Raffaele Martino, raccoglie gli atti che hanno condotto la Chiesa beneventana attraverso un intenso itinerario culturale-spirituale-pastorale sulle orme dei grandi testimoni della speranza in terra sannita: Il volume raccoglie gli interventi di relatori illustri che oltre ad essere grandi maestri sono insieme formidabili testimoni: Una ricchezza di contenuti e messaggi da non disperdere dopo tanto lavoro.

Nella prefazione il card. La Chiesa non deve temere scelte forti e decisive. Una storia travagliata e confusa fatta di fragilità, vizi e insoddisfazioni, fino alla ricerca di un Dio smarrito lungo i sentieri della superficialità. Tra i tanti avvenimenti, il più toccante, il ricordo della nonna non vedente che con la sua fede semplice e convinta diviene testimone di luce e di speranza per la piccola Claudia che anche nel buio della notte rimane legata alla nonna attraverso un tenue filo di lana che unisce i due polsi.

La delicatezza di una presenza che ama senza imporsi. Il 26 novembre Claudia Koll è andata in Etiopia, con il presidente del Vis Antonio Raimondi, per portare i primi aiuti. Un viaggio coraggioso di 7 giorni che ha toccato Addis Abeba, Dilla e Zway. Il toccante diario del viaggio sta uscendo a puntate sul settimanale Gente. Claudia Colacione Koll nasce a Roma nel Appassionata di tango, è anche interprete dello spettacolo teatrale Teatro Fantastico di Buenos Aires.

Intervista esclusiva al card. Mi sento ancora pastore solo che è cambiato il modo di esserlo: Qui lo incontro nel suo studio tappezzato di libri, sotto lo sguardo di una statua della Madonnina del Duomo di Milano.

Dalle finestre, nei giorni limpidi si vede il mare. Ricordo di esser stato invaso da una grande esperienza dello Spirito, fonte di gioia e fiducia.

Nei primi tempi a Milano lei ha davvero percorso le strade della città…. E quindi da parte mio lo sforzo di rendermi il più possibile presente.

Ma in certi luoghi sono tornato spesso. Il prevosto di Sesto San Giovanni ha contato circa 50 mie visite in quella città. Decisi di recarmi subito e mi inginocchiai in quel corridoio dove giaceva a terra il corpo coperto da un lenzuolo. Fu il primo impatto diretto. Ricordo il clima di paura e di incertezza perché chiunque poteva esser colpito. Quello che apprezzai di Milano in quei giorni fu il coraggio, la resistenza civile, la voglia di non cedere. Di quegli anni ricordo un episodio che allora fece molto scalpore: Uno di loro mi chiese di battezzare il suo bambino che era nato in carcere in circostanze eccezionali.

Poco dopo numerose armi vennero consegnate in arcivescovado. Furono anni molto difficili soprattutto per i casi di suicidio in carcere. Ricordo che quando fu arrestato Mario Chiesa ero in Terra Santa e dissi: Fu un momento duro sia per la corruzione sia per certe forme di reazione alla corruzione. Quegli anni hanno conosciuto anche una singolare fame della Parola di Dio da parte dei giovani…Ricordo che un gruppo di giovani di Azione cattolica mi chiese di spiegare loro come pregare partendo dalla Scrittura.

Proposi loro di ritrovarci in Duomo e io avrei risposto alla loro domanda. La prima sera scesi in Duomo con molto timore perché pensavo di trovare cento persone. Erano molte di più. La seconda sera, pensavo, saranno la metà. Ogni volta che scendevo in Duomo non osavo guardare perché pensavo fosse vuoto, poi mi accorgevo che era pieno e prendevo coraggio.

Imparai a capire quanto i giovani sono capaci di pregare e fare silenzio. Il vescovo deve essere prescrittivo? I l suo episcopato è stato caratterizzato anche da una singolare attenzione ai non credenti. Pensiamo alla Cattedra dei non credenti…. E mi ha stupito il fatto che tra le molte lettere che ho ricevuto lasciando la diocesi molte erano di non credenti o non praticanti che riconoscevano un qualche legame spirituale con il mio ministero. Questo mi ha molto confortato.

Lei ha proposto cammini precisi per la Chiesa diocesana non sempre recepiti dai diversi movimenti presenti in diocesi…. Mi pare che il vescovo deve anzitutto guardare Gesù e in Lui la Chiesa e da qui trarre il discernimento per la sua Chiesa.

Per me, vescovo, è sempre stato importante questo sguardo di sintesi secondo lo spirito del Vangelo giudicando ogni cosa alla luce del Discorso della Montagna. Si ripete spesso, come uno stereotipo, che lei è persona schiva e riservata. Eppure ha saputo comunicare con efficacia…. E quando parlo ad altri comunico loro il mio cammino di intuizione.

Chi è troppo intelligente lancia le sue idee sulla gente come se le avessero già capite. Chi fa personalmente fatica sa comunicare agli altri questa fatica e quindi forse si spiega meglio. Ci sono certamente sofferenze soprattutto quando non si sa camminare secondo il Vangelo, ma sono stato molto aiutato, dai miei collaboratori e dalla gente. Mi sono sempre sentito un vescovo educato dal suo popolo.

Sento di avere il mio gregge come prima, perché ogni giorno prego a lungo per i preti, i laici, le parrocchie, le iniziative diocesane. Carissimi presbiteri, diaconi, consacrati e fedeli laici della nostra Chiesa ambrosiana,. Chi è il vescovo che da questo momento attendiamo? Voglio essere il primo ad annunciarne il nome.

Ce lo manda il papa Giovanni Paolo II e noi dal suo cuore lo riceviamo. È il Padre Carlo M. I l venticinquesimo di episcopato del cardinale Carlo Maria Martini. Ordinato vescovo nella Basilica di San Pietro il 6 gennaio , dopo poco più di un mese, il 10 febbraio dello stesso anno, monsignor Martini fece il suo Ingresso nella nostra Diocesi. Con vero affetto di figli, in questo giubileo del suo episcopato, al carissimo cardinale Martini vogliamo esprimere tutta la nostra commossa e sincera gratitudine.

Lo ringraziamo anche — e non meno! In questa terra — erede di un immenso patrimonio spirituale, irrorata dal sangue dei martiri e arricchita nel corso dei secoli dalla testimonianza dei suoi santi e pastori e di tanti uomini e donne dalla fede limpida e operosa — egli venne e visse animato da una profonda e instancabile passione: A tutti ha indicato Cristo, come colui che è tutto per noi e che ci è necessario.

Con la sua parola, la sua vita, la sua testimonianza, ci ha insegnato ad amare la Chiesa. Queste stesse parole sono anche per ciascuno di noi e ci indicano di nuovo la strada. È la strada di Cristo che si è fatto nostro fratello, che prendendo carne umana dal grembo della vergine Maria si è per sempre imparentato con noi, si è fatto nostro cibo di vita eterna, si è lasciato inchiodare sulla Croce per garantirci che il suo amore per noi non finirà mai.

Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre! Ma il cardinale Martini, che in questi giorni è a Gerusalemme, da me invitato, ha manifestato il desiderio che la celebrazione del suo giubileo episcopale venisse rimandata di qualche tempo. Il secondo momento, particolarmente riservato ai Presbiteri e ai Diaconi, si svolgerà con una celebrazione, sempre presieduta dal cardinale Martini, alle ore È questo che il Signore attende da noi.

Milano, 29 dicembre Per il cardinale Carlo Maria Martini, che oggi ricorda il venticinquesimo anniversario di Ordinazione episcopale: Esso li ha condotti per le vie di quelle terre verso le quali anche gli avvenimenti contemporanei spesso richiamano la nostra attenzione. Proprio a questo bambino andarono quegli uomini insoliti, chiamati fuori dalla cerchia del popolo eletto verso le vie della storia di questo popolo. La loro via è anche la via dello Spirito. È soprattutto la via nello Spirito Santo.

Il più grande tesoro della Chiesa è il suo sposo: Sia il Cristo deposto sul fieno in una mangiatoia, come pure il Cristo che muore sulla croce. Egli è un tesoro inesauribile. La Chiesa continuamente stende la mano a questo tesoro per attingere ad esso. E attingendo non lo diminuisce, ma lo aumenta. Tali sono i principi della economia divina.

Stende la mano, dunque, la Chiesa al tesoro della natività e della crocifissione, al tesoro della incarnazione e della redenzione. Ed attingendo ad esso, non impoverisce quel tesoro ma lo moltiplica. Non è soltanto un mago che cammina per le strade impraticabili del mondo verso la soglia del mistero. Il suo compito è di aprire questo mistero ed attingere ad esso. Più generosamente attinge, più grandemente moltiplica. Ricordate, carissimi, che lo Spirito Santo vi costituisce oggi in mezzo alla Chiesa affinché, attingendo abbondantemente al tesoro della natività e della redenzione, lo moltiplichiate con la vostra vita e il vostro ministero.

Da questo tesoro si trae sempre oro, incenso e mirra. Di tale triplice dono deve rivestirsi la vostra vita, dato che siete chiamati per offrire a Dio in Cristo e nella Chiesa il vostro amore, la vostra preghiera e la vostra sofferenza. Tuttavia, essendo voi costituiti in mezzo al Popolo di Dio come Pastori ed insieme come servi, il vostro dono personale deve crescere in questo popolo.

Fecit eum Dominus crescere in plebem suam. La vostra vocazione è il dono di tutto il popolo. Tali doni non debbono essere sprecati né andare perduti. Questo dono proviene dalle esperienze della generazione alla quale il Vescovo stesso appartiene. Proviene dalla vita di centinaia, migliaia e milioni di uomini, suoi fratelli e sorelle.

Egli stesso, il Vescovo, è il servo del dono. Colui che custodisce e che moltiplica. Il Vescovo è colui che custodisce il dono, è colui che risveglia il dono nei cuori, nelle coscienze, nelle esperienze difficili della sua epoca, nelle sue aspirazioni e nei suoi smarrimenti, nella sua civilizzazione.

Giungono per la strada della fede. Voi ricevete questo sacramento per trovarvi sulla strada di tanti uomini, ai quali vi manda il Signore; per intraprendere insieme con loro questa strada, camminando, come i magi, dietro la stella; e quanto spesso per fare loro vedere la stella, che in qualche parte ha cessato di splendere, in qualche parte si è smarrita… per mostrarla ad essi di nuovo!

Entrate anche voi, cari fratelli, su questa grande strada della Chiesa, che è tracciata dalla successione apostolica alle singole sedi vescovili. Con gioia e fiducia la Chiesa di Milano saluta colui che deve essere il suo nuovo Vescovo e Pastore, il nuovo amministratore del dono, di cui ho parlato, e il nuovo testimone della stella, di quella stella che conduce infallibilmente a Betlemme.

È il sacramento delle numerose strade, che percorre la Chiesa, seguendo la stella di Betlemme, insieme con ogni uomo. Entrate su queste strade, venerati e cari fratelli, portate su di esse oro, incenso e mirra. Portateli con umiltà e con fiducia. Portateli con prodezza e con costanza.

Fu una accoglienza semplice, ma molto affettuosa quella della gente del Quartiere Ticinese. Il nuovo Arcivescovo, in un breve ed emozionato saluto, rispose rifacendosi al Libro degli Atti al cap. Pochi minuti dopo, in Duomo, nella sua prima omelia, aggiungerà: Tantissimi gli sguardi incuriositi, fissi sul nuovo Arcivescovo, sulla sua figura di uomo imponente e fine, raccolta in un mantello nero che lo avvolgeva tutto facendolo sembrare ancora più grande.

Le cronache di allora parlano di decine di migliaia di milanesi accorsi a salutare il nuovo Arcivescovo. Il cammino fu di meditazione e di preghiera. Le tre soste di riflessione lungo il cammino anticipavano già alcune linee di fondo del suo ministero: A Milano che dà lavoro a tanta gente, anche di Paesi lontani, perché rispettosa dei diritti di tutti, non perda il suo volto umano e si sviluppi nella giustizia e nella fraternità; la vicinanza ad ogni sofferenza.

I milanesi si accorsero subito della serietà che il loro Arcivescovo avrebbe sempre annesso a ogni momento di preghiera. Quella stessa sera ci fu un incontro, fuori programma, con i giovani. La notte scese presto sulla città: Anche lui aveva vissuto tante emozioni. Due mi avevano colpito: La seconda richiesta fu di chiamare al telefono, quella stessa sera, il cardinale Giovanni Colombo, lontano da Milano per un periodo di riposo. Non so cosa si siano detti, posso solo immaginarlo.

Quanto avvenne nei 22 anni successivi fu la conferma di quanto i milanesi avevano intuito già da quel primo incontro. Grazie, Eminenza, non scorderemo mai! Questo aspetto del ministero del vescovo è il più importante: Centerpartiet ligger och s Nike Air Max 90 kvalpar kring procent och: I Demoskops frtroendemtning fr Detta r en framtidssatsning och att d fr man acceptera att det tar en So now i want this one from M mulberry outlet agasin! Minna TuomiFIkvll kommer det att hllas ett dialogmte m mulberry outlet sverige ed Nordmalingsfretagare p inbjudan frn kommun och politiker det r bottenresultat.

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